« Torna indietro

Maxi confisca da 37 milioni: colpita una rete di frode fiscale nel Lazio

Pubblicato il 23 Gennaio 2026

Sequestri eseguiti dalla Guardia di Finanza

Una confisca patrimoniale da 37 milioni di euro è stata eseguita questa mattina dai finanzieri del Guardia di Finanza del comando provinciale di Roma nei confronti di un imprenditore e di un commercialista di Anzio.
Il provvedimento ha riguardato denaro contante, auto sportive, orologi di lusso, ville, aziende e partecipazioni societarie, tutti beni sottratti ai due condannati in applicazione di un decreto della Corte d’Appello, emesso dopo una sentenza definitiva della Corte di Cassazione.

Condanne definitive e oltre quaranta indagati

I due principali responsabili sono stati condannati a pene complessive superiori ai quattro anni di reclusione. L’inchiesta, però, ha dimensioni ben più ampie: sono oltre quaranta gli indagati, coinvolti in quella che la Guardia di Finanza definisce una complessa frode fiscale riconducibile a un’organizzazione criminale, supportata da professionisti compiacenti e numerosi prestanome.

I reati contestati e la struttura del sistema illecito

Le accuse riconosciute includono associazione a delinquere, frode fiscale, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione di crediti d’imposta, riciclaggio e autoriciclaggio.
Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe operato nel tempo attraverso diversi schemi fraudolenti, adattandosi ai controlli e sfruttando falle del sistema fiscale.

Società fittizie e lavoratori senza contributi

Il meccanismo avrebbe preso avvio con la costituzione di società di capitali e cooperative con sede tra Anzio, Nettuno e Roma, nelle quali risultavano formalmente assunti oltre mille lavoratori. Gli addetti venivano impiegati nel settore della logistica su scala nazionale, ma senza alcun versamento contributivo o previdenziale.

Crediti IVA inesistenti e flussi di denaro

Parallelamente, sarebbero state create società fittizie utilizzate per emettere fatture relative a operazioni mai avvenute. Questo sistema consentiva di generare falsi crediti IVA e crediti d’imposta per ricerca e sviluppo, poi utilizzati direttamente o ceduti ad altre imprese, banche e soggetti terzi, ottenendo liquidità immediata.

Investimenti di lusso e confisca finale

I proventi della truffa ai danni dello Stato, secondo le indagini, venivano reinvestiti in beni di lusso, come auto di pregio, orologi e immobili, ma anche in partecipazioni societarie.
Con la pronuncia definitiva della Cassazione, l’intero patrimonio ritenuto illecito è stato definitivamente confiscato, mettendo fine a un articolato sistema di frode durato anni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *