Pubblicato il 24 Settembre 2025
La mossa a sorpresa della premier all’Onu
Durante i lavori dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, Giorgia Meloni ha annunciato una mozione di maggioranza per il riconoscimento della Palestina, ma vincolata a due condizioni precise: la liberazione degli ostaggi da parte di Hamas e l’esclusione del movimento islamista da qualsiasi ruolo di governo nella Striscia di Gaza.
La premier ha spiegato che, a suo avviso, riconoscere uno Stato palestinese senza reali requisiti di sovranità non produrrebbe risultati concreti per la popolazione. Tuttavia, ha ammesso che il riconoscimento può rappresentare uno strumento politico di pressione, che – secondo lei – dovrebbe essere esercitato soprattutto contro Hamas, responsabile di aver iniziato la guerra e di ostacolarne la fine.
Una strategia simile al modello belga
Meloni ha rilanciato una linea analoga a quella annunciata dal premier belga Bart De Wever: riconoscimento subordinato al rilascio degli ostaggi e alla rimozione di Hamas dal governo locale.
La premier ha chiarito: “Il riconoscimento deve essere subordinato a due condizioni: rilascio degli ostaggi ed esclusione di Hamas da qualsiasi dinamica di governo. Solo così si possono individuare le priorità corrette”.
L’appello a una mozione bipartisan
Con questa mossa, Meloni ha anche voluto tendere la mano all’opposizione, auspicando una mozione condivisa: “Non piacerà a Hamas, né agli estremisti islamisti, ma dovrebbe trovare il consenso delle persone di buon senso”.
Il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha ribadito la linea di Palazzo Chigi: “Non è il tempo della propaganda, ma della serietà”, sottolineando che senza ostaggi liberi e senza l’uscita di Hamas dal quadro politico non ci potrà essere riconoscimento.
Anche i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini hanno fatto fronte comune, con quest’ultimo che ha definito prematuro un riconoscimento immediato perché equivarrebbe a fare “un favore ai terroristi islamici”.
La reazione dell’opposizione
La risposta delle opposizioni non si è fatta attendere. Elly Schlein (Pd) ha accusato Meloni di “perdere la faccia sulla Palestina” e ha parlato di “giochi di prestigio” e “prese in giro”: “O riconosce lo Stato palestinese, come hanno fatto oltre 150 Paesi – ieri anche Francia e San Marino – oppure no. Basta propaganda: riconoscere la Palestina significa riconoscere l’Autorità Nazionale Palestinese, non certo Hamas”.
Giuseppe Conte (M5s) ha rincarato la dose, parlando di “ipocrisia del governo” e definendo la proposta un “espediente misero”: “Il riconoscimento di uno Stato è un atto formale e simbolico. O lo fai o non lo fai. Se l’Italia non agisce subito, non ci sarà più una popolazione palestinese da riconoscere”.
Meloni tra bilaterali e tensioni interne
Mentre l’opposizione boccia la proposta, la premier prosegue i suoi incontri con i leader mediorientali, cercando di rafforzare il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale. Ma il contesto resta difficile:
- sul piano europeo, Roma appare isolata insieme a Berlino;
- in Italia, le proteste di piazza e l’opinione pubblica sempre più favorevole a Gaza aumentano la pressione sul governo.

