Pubblicato il 28 Novembre 2025
Un duello che diventa un rebus politico
Il confronto pubblico tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, inizialmente presentato come un assaggio della partita elettorale del 2027, si è trasformato in poche ore in un vero e proprio rompicapo politico. La leader del Pd aveva annunciato di aver ricevuto l’invito ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, accettandolo a condizione di un faccia a faccia diretto con la presidente del Consiglio.
Una mossa che sembrava pensata per mettere Meloni spalle al muro: se avesse accettato, avrebbe di fatto riconosciuto Schlein come principale avversaria; se avesse rifiutato, sarebbe partita la narrazione del “Meloni fugge dal confronto”.
Conte, l’escluso che non vuole restare fuori
Nella strategia della segretaria Pd, però, non era stato considerato un dettaglio fondamentale: il canale già aperto tra gli organizzatori di Atreju e Giuseppe Conte. Il leader del M5S, infatti, raccontava già giovedì mattina ai giornalisti di essere stato invitato senza porre condizioni. E non perdeva occasione per ricordare che un confronto con Meloni lo avrebbe accettato volentieri, per evitare di passare come chi si fa da parte per lasciare campo libero a Schlein.
Meloni rilancia: confronto a tre
La sorpresa è arrivata quando Meloni ha deciso di accogliere la proposta rilanciando: perché limitarsi a un duello, quando l’opposizione non ha ancora un candidato unitario? Ecco dunque l’idea di un triello Meloni–Schlein–Conte.
La risposta di Conte è stata immediata: “Io ci sono”.
Per Schlein, invece, si è aperto uno scenario complesso: accettare significava rischiare di ritrovarsi schiacciata tra la premier e il rivale interno; rifiutare, però, avrebbe potuto farle perdere credibilità. In serata, ospite a Piazzapulita, la leader Pd ha puntato il dito contro Meloni: la premier, secondo lei, avrebbe trovato un modo per “sviare il confronto diretto”. E ha rincarato: “Vuole Conte? Allora porti anche Salvini”.
Il rischio per Schlein: essere lei a uscire dal ring
La situazione è chiara: nel centrodestra la leadership è definita, mentre nel campo progressista prevale l’incertezza. Ed è qui che Conte, inizialmente il grande escluso, potrebbe giocare la sua carta più insidiosa: presentarsi comunque al confronto, anche se Schlein dovesse tirarsi indietro.
A quel punto, paradossalmente, la leader Pd rischierebbe di apparire come l’unica ad aver rinunciato al “triello” che lei stessa aveva provocato. Un esito ironico per una sfida nata per rafforzare la sua posizione e che ora potrebbe trasformarsi in un boomerang.

