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Michele dichiarato morto per errore: lo Stato gli sospende la pensione. Deve provare di essere vivo

Pubblicato il 8 Giugno 2025

Una storia surreale tra burocrazia e assurdità

Michele, 78 anni, residente a Posta Fibreno (Frosinone), si è ritrovato in una situazione paradossale: per lo Stato italiano risulta deceduto e, di conseguenza, l’Inps ha sospeso la sua pensione. L’uomo, ancora in vita, dovrà ora dimostrare ufficialmente di essere vivo per poter tornare a ricevere il trattamento previdenziale.

Un errore nel certificato di morte

Tutto ha avuto origine da un certificato di morte compilato erroneamente, che ha portato alla segnalazione sbagliata del decesso di Michele. Il vero defunto era un parente novantenne, scomparso a febbraio all’ospedale Santissima Trinità di Sora. Ma in un momento di confusione nella gestione documentale, il nome finito sul certificato non è stato quello corretto.

Da marzo, Michele non riceve più la pensione e ha scoperto che il suo codice fiscale è stato disattivato. Nel tentativo di risolvere il problema, si è scontrato con una burocrazia che sembra non riconoscere neanche l’evidenza della sua presenza fisica.

L’Inps: “Serve un documento che certifichi che è vivo”

Dopo la comunicazione del (falso) decesso all’Inps, l’ente ha interrotto immediatamente l’erogazione della pensione. E non è bastato che Michele si presentasse di persona agli sportelli: per riattivare la procedura, l’Inps pretende un documento ufficiale che annulli il precedente certificato di morte.

A questo punto, l’avvocato Antonio Lecce ha inviato una diffida formale alla Asl di Frosinone, chiedendo la correzione dell’errore e l’emissione di un nuovo certificato che attesti la verità: Michele è vivo e ha diritto a riavere la sua pensione.

Una vicenda kafkiana

Il caso di Michele ricorda da vicino quello narrato da Pirandello ne Il fu Mattia Pascal: un uomo costretto a dimostrare la propria esistenza, inghiottito da un sistema amministrativo incapace di riconoscere i propri errori.
Nel frattempo, Michele attende che la burocrazia faccia il suo corso, prigioniero di un errore che lo ha cancellato, almeno per lo Stato, dalla vita reale.

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