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Il ministro Giuli ‘recupera’ 100 milioni per il cinema, ma esplode la polemica

Pubblicato il 8 Novembre 2025

Fondi dirottati e accuse dal settore: “Decisione grave e rischiosa”

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha annunciato di aver individuato 100 milioni di euro da destinare al Fondo per il cinema e l’audiovisivo, risorse che – secondo il ministro – serviranno a “rafforzare la catena del valore cinematografico, confermando fiducia e sostegno al settore”.

Giuli ha precisato che si tratta di somme inutilizzate dal 2022, ora reindirizzate tramite decreto al rifinanziamento del fondo. Una mossa che, nelle intenzioni del ministro, doveva rappresentare un segnale positivo “nonostante i necessari e consistenti tagli previsti dalla manovra economica”.

La reazione del settore: “Non fondi inutilizzati, ma già maturati”

L’annuncio, invece di rassicurare, ha scatenato forti proteste da parte dei produttori e delle associazioni dell’industria cinematografica. Secondo Anica, Apa e Cna Cinema e Audiovisivo, quei 100 milioni proverrebbero dai contributi automatici per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione, risorse già maturate dalle imprese e in attesa di essere sbloccate.

Apprezziamo lo sforzo del ministro di cercare liquidità per il Fondo 2026,” dichiarano le associazioni, “ma non possiamo accettare che vengano sottratte risorse dai contributi automatici, che rappresentano diritti acquisiti”.

Le organizzazioni ricordano inoltre di aver ricevuto da Giuli rassicurazioni dirette sul ripristino dei fondi tagliati con la Legge di Bilancio e avvertono: “La tutela dei contributi maturati è imprescindibile. Una loro violazione sarebbe molto grave, soprattutto dopo il lavoro condiviso con il Ministero per accelerarne l’erogazione”.

Il settore, dunque, resta in allarme e in attesa di un reale reintegro delle risorse tagliate.

Gli esperti: “Non fondi inutilizzati, ma non assegnati”

Anche il presidente dell’Istituto Italiano per l’Industria Culturale (IsICult) smentisce la versione del ministro. Secondo l’ente di ricerca, non si tratta di fondi inutilizzati, bensì di fondi non ancora assegnati. Si tratterebbe, in pratica, di una “partita di giro”:

  • 40 milioni del 2022,
  • 40 milioni del 2023,
  • 21,3 milioni del 2024,
    tutti destinati ai “contributi automatici” previsti per le imprese del settore.

L’attacco dell’opposizione: “Un gioco delle tre carte”

L’opposizione non ha risparmiato critiche. Il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini ha definito l’operazione “un goffo tentativo di propaganda”, accusando il governo di “gestire con dilettantismo un settore strategico”.

“Se davvero si vuole correggere l’errore della legge di bilancio – ha detto Orfini – l’unica via seria è chiedere al ministro Giorgetti di non controfirmare il decreto e rinunciare al taglio dei fondi. Tutto il resto è solo fumo negli occhi”.

Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle, che parla di “ennesimo gioco delle tre carte” e di “fumo negli occhi per il settore e i lavoratori”. Il deputato Gaetano Amato ha commentato duramente: “Questo governo è ormai più farlocco di una banconota da tre euro”. Fonte: Ansa

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