Pubblicato il 7 Ottobre 2023
Guerra. E stupri di guerra. In Ruanda e nella ex Jugoslavia trent’anni fa. E in Ucraina, oggi, nel 2023.
Lo denuncia l’attivista femminista serba Lepa Mladjenovic.
Parlerà anche delle violenze alle donne nel conflitto in corso lunedì 9 ottobre nell’aula magna Maria Lai del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Cagliari su iniziativa dall’associazione antiviolenza Lìberas.
“Abbiamo raccolto e stiamo continuando a raccogliere con le nostre associazioni le testimonianze di tante donne stuprate in Ucraina – racconta – Siamo lì con i nostri centri che si occupano di assistenza anche psicologica di donne violentate dai soldati russi. Abbiamo un gruppo di lavoro e io faccio parte di questa rete che è in campo per aiutare le vittime”.
“L’Onu lo sa: abbiamo segnalato e inviato tutte le prove e i racconti raccolti dall’Ucraina. Non è un caso isolato – chiarisce l’attivista – Se consideriamo che attualmente al mondo ci sono tra le venti e le trenta guerra, noi sappiamo che questa prassi degli stupri non cessa. Tutto questo nonostante le ripetute denunce, i dossier che continuiamo a diffondere da decenni. Le regole etiche, ma anche quelle dell’Onu non vengono rispettate, i colpevoli non vengono puniti. Qualcosa si è mosso, ci sono state anche delle condanne. Ma non bastano”.
Un timido cambio di passo che arriva dal conflitto nella ex Jugoslavia.
“Per la prima volta grazie al nostro intervento e alle nostre denunce – chiarisce Lepa Mladjenovic – gli stupri di guerra sono diventati un crimine perseguibile, un crimine contro l’umanità. Le condanne? Poche, rispetto ai crimini commessi, ma si tratta di importanti passi avanti. Prima di noi il crimine di stupro di guerra non esisteva. E invece da allora se ne stanno occupando parallelamente i Tribunali internazionali penali della ex Jugoslavia e del Ruanda, altro Paese con tantissime donne vittime di violenza”.
Le organizzazioni stimano che circa 20.000 donne siano state violentate in guerra, anche più di una volta.
Grazie alle associazioni femministe sono arrivate le condanne nel 2011 del Tribunale internazionale a 15 persone ritenute responsabili di stupri durante i conflitti. E poi altre Corti hanno fatto lo stesso per le violenze in Bosnia Erzegovina.
“E’ cresciuta la consapevolezza, ma c’è sempre ancora tanto da fare – ammette l’attivista – Un altro passaggio importante è stato il riconoscimento pecuniario di un’indennità per le donne vittime di stupro di guerra: un risarcimento, anche se è difficile parlare di risarcimento in questi casi e non esiste forse nemmeno un termine appropriato”.
La guerra anche come specchio delle relazioni tra uomo e donna.
“Le cronache ci raccontano continuamente di episodi di violenza e violenza sessuale. Sopraffazione – spiega Lepa Mladjenovic – legata a una concezione della società ancora patriarcale. Il messaggio non può che essere uno solo: quello di continuare a lottare, a combattere e a denunciare perchè tutto questo prima o poi possa finire. Le nostre lotte per quello che è successo nella ex Jugoslavia hanno prodotto dei risultati. Ma bisogna continuare. Ed è importante parlarne, come faremo lunedì a Cagliari”.

