« Torna indietro

Morte del piccolo Domenico, scaricabarile tra i medici indagati: sotto esame le procedure nelle sale operatorie

Pubblicato il 25 Febbraio 2026

Sotto esame le procedure nelle sale operatorie

Proseguono sull’asse Bolzano–Napoli le indagini sulla morte di Domenico, il bambino di due anni e mezzo deceduto all’Ospedale Monaldi dopo il trapianto di un cuore poi rivelatosi danneggiato.

Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire con precisione quanto accaduto nelle due sale operatorie, dall’espianto dell’organo fino all’impianto. Al centro dell’inchiesta ci sono le modalità di conservazione, trasporto e gestione clinica del cuore, ma anche le comunicazioni tra i team sanitari coinvolti.

La vicenda ha innescato uno scontro tra strutture ospedaliere, con accuse incrociate che ora sono al vaglio della magistratura.

La relazione di Bolzano: “criticità operative”

Tra gli atti acquisiti figura una relazione del Dipartimento di Prevenzione sanitaria e salute della Provincia di Bolzano, inviata al Ministero della Salute il 18 febbraio. Nel documento si evidenziano “significative criticità operative” attribuite al team di prelievo di Napoli.

Le contestazioni riguarderebbero:

  • la procedura chirurgica seguita durante l’espianto;
  • una dotazione tecnica ritenuta incompleta, con particolare riferimento alla quantità di ghiaccio disponibile;
  • presunte incertezze nella gestione di un farmaco fondamentale come l’eparina;
  • la mancata tempestività del feedback post-operatorio da parte del centro partenopeo.

La questione del ghiaccio utilizzato per la conservazione dell’organo è uno dei punti più delicati dell’indagine.

La replica dell’Ospedale dei Colli

Dall’altra parte, l’Ospedale dei Colli, di cui fa parte il Monaldi, ha precisato che i Nas di Trento stanno verificando chi abbia inserito il ghiaccio secco nel contenitore per il trasporto dell’organo, elemento ritenuto potenzialmente determinante per il danneggiamento del cuore.

Secondo quanto ricostruito, sarebbe stato richiesto al personale di sala di integrare il ghiaccio; a quel punto sarebbe sorta la domanda se fosse necessario ghiaccio sterile o non sterile. L’équipe di espianto avrebbe considerato tale distinzione non determinante ai fini della conservazione.

Un altro punto controverso riguarda una comunicazione secondo cui il cuore, una volta arrivato a Napoli, sarebbe stato trapiantato e poi espiantato per una disfunzione primaria. Circostanza successivamente smentita: il bambino è deceduto con il cuore proveniente da Bolzano ancora impiantato.

Nuovi accertamenti e cellulari sequestrati

I carabinieri del Nas di Trento hanno acquisito dall’ospedale di Bolzano l’elenco completo del personale coinvolto nell’espianto e nel trasporto dell’organo.

A Napoli saranno effettuati accertamenti tecnici sui telefoni cellulari sequestrati ai sette sanitari indagati per omicidio colposo in concorso. È attesa inoltre la decisione del giudice per le indagini preliminari sull’autopsia.

L’audio depositato dalla madre

Nel fascicolo dell’inchiesta è entrato anche un nuovo elemento: la madre del bambino ha consegnato alla Procura di Napoli una chiavetta con la registrazione di una conversazione avuta con i medici il giorno in cui le fu comunicato che il figlio non poteva essere sottoposto a un nuovo intervento.

Secondo il legale della famiglia, l’audio conterrebbe un passaggio rilevante: la madre avrebbe chiesto spiegazioni sul perché poche ore prima il piccolo fosse stato ritenuto trapiantabile, e la risposta sarebbe stata che quella valutazione era stata dettata dalla disperazione del momento.

Per la difesa, la registrazione rappresenterebbe un elemento significativo per chiarire eventuali responsabilità e dinamiche decisionali interne al team medico.

Le indagini proseguono per accertare con esattezza se vi siano stati errori procedurali, negligenze o criticità organizzative che abbiano contribuito al tragico esito del trapianto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *