Pubblicato il 6 Novembre 2025
Sono scattate le manette per due 19enni e un 24enne italiani, ritenuti dagli investigatori parte del gruppo che il 5 ottobre scorso ha aggredito e picchiato a sangue Stefano Luigi Cena, giostraio di Capena, durante la sagra dell’uva. L’uomo era morto il 14 ottobre, dopo giorni di agonia in ospedale. L’ordinanza di custodia cautelare è stata eseguita dai carabinieri della Compagnia di Monterotondo, su disposizione del gip di Tivoli, su richiesta della Procura. Per tutti l’accusa è di omicidio volontario aggravato in concorso.
La lite partita per un giro in giostra non pagato
Dalle indagini è emerso che i tre arrestati lavoravano per il fratello della vittima, anche lui giostraio. Quella sera, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero saliti sulla giostra di Cena senza pagare, un gesto che si inserirebbe in vecchie tensioni familiari. Da lì il clima si è fatto subito pesante: una prima discussione nel pomeriggio, poi la nuova lite la sera, fino allo scontro finale.
Il pestaggio davanti alla famiglia
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della Stazione di Capena e della Sezione Operativa di Monterotondo, l’uomo sarebbe stato circondato e colpito più volte da un gruppo di giovani, tra cui i tre finiti in carcere. Nonostante le botte era riuscito ad allontanarsi, ma vedendo la moglie in difficoltà avrebbe provato a tornare indietro per aiutarla. In quel momento sarebbe partito un secondo e più violento pestaggio: Cena è caduto a terra ed è stato colpito ancora, anche in punti vitali, fino a riportare le lesioni che poi ne hanno causato la morte.
Figlio inseguito, carabinieri sul posto
I militari spiegano che l’intervento delle pattuglie, chiamate dalle persone presenti alla sagra, ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente. Il gruppo, infatti, stava cercando di inseguire anche il figlio della vittima, intervenuto per difendere i genitori. L’arrivo dei carabinieri ha interrotto l’azione del branco.
Indagine chiusa, arresti eseguiti
La Procura di Tivoli ha quindi chiuso il primo filone d’inchiesta e richiesto le misure cautelari. All’alba di oggi i carabinieri hanno dato esecuzione ai provvedimenti: i tre giovani sono stati portati nel carcere di Rebibbia e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria. Restano da identificare altre persone che, secondo gli investigatori, avrebbero partecipato all’aggressione.
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