Pubblicato il 19 Novembre 2025
Una perizia medico-legale riapre il caso della morte di Sofja Rossi, la 31enne originaria di Forlì deceduta a Pignataro Interamna due giorni dopo essere stata dimessa dall’ospedale di Cassino con una diagnosi di cervicalgia. La donna era giunta in pronto soccorso in ambulanza, lamentando forti dolori al collo e alla spalla, oltre a vomito e pressione elevata.
Come riportato dai colleghi di FrosinoneToday, secondo quanto riportato dal legale della famiglia, l’avvocato Nicola Montefiori, la relazione del consulente tecnico della Procura avrebbe individuato un infarto dovuto a un’occlusione coronarica come causa del decesso. “La perizia è molto chiara e dice che qualsiasi terapia anticoagulante e antiaggregante avrebbe salvato la vita, oltre ogni ragionevole dubbio”, ha dichiarato l’avvocato Montefiori.
Le conclusioni del consulente della Procura
La perizia del c.t.u. confermerebbe, secondo la difesa dei familiari, che “Sofja avrebbe potuto essere salvata con un trattamento anticoagulante adeguato”, evidenziando come la diagnosi di cervicalgia abbia portato a una sottovalutazione dei sintomi cardiaci. La giovane, infatti, era stata rimandata a casa senza esami specifici per escludere un problema coronarico.
Tre medici indagati per omicidio colposo
Nell’inchiesta aperta dalla Procura di Cassino risultano al momento tre medici indagati per omicidio colposo, tra cui il professionista che visitò la paziente la notte del 16 luglio e la dottoressa che firmò le dimissioni poche ore dopo. Le indagini, tuttavia, non sono ancora concluse: sono in corso ulteriori accertamenti e si attende l’esito definitivo dell’autopsia, che dovrà chiarire ogni aspetto della vicenda.
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