Pubblicato il 10 Dicembre 2025
Un ricordo che diventa denuncia pubblica
Settantaquattro persone si sono tolte la vita nelle carceri italiane dall’inizio del 2025. Un numero drammatico che quest’anno è stato posto al centro dell’undicesima edizione del Memorial Stefano Cucchi, celebrato con un flash mob davanti a Montecitorio, nel cuore di Roma.
In piazza sono state collocate 74 sagome, una per ogni detenuto morto: alcune riportavano un nome, altre rimanevano anonime, a ricordare chi non ha avuto voce. Dietro di loro, uno striscione chiedeva “Un Natale di clemenza per le carceri”, trasformando il ricordo in un appello civile.
Ilaria Cucchi: “Ricordare tutti gli altri ‘Stefano’”
A promuovere l’iniziativa è stata Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto 16 anni fa in custodia dopo essere stato picchiato. La senatrice ha sottolineato l’importanza di mantenere viva la memoria non solo del fratello, ma di tutte le persone che ogni anno perdono la vita dietro le sbarre.
“Dietro ognuna di queste sagome c’è una storia ignorata”, ha dichiarato, denunciando ancora una volta le condizioni del sistema penitenziario. Ha ribadito che il sovraffollamento non può essere considerato una soluzione, ma è invece uno dei fattori che alimentano la disperazione in carcere. “Siamo qui per far sentire la nostra voce”, ha concluso, richiamando l’attenzione su un’emergenza troppo spesso trascurata.
La presenza delle forze politiche e delle associazioni
Accanto a Ilaria Cucchi erano presenti diversi esponenti di Avs, associazioni e realtà civiche, oltre a figure politiche come Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana.
Fratoianni ha definito la situazione delle carceri italiane “un’emergenza autentica”, segnata da un sovraffollamento strutturale che nega ogni possibilità di riabilitazione, trasformando la detenzione in un’esperienza disumana.
Il leader di SI ha invocato scelte coraggiose, come la depenalizzazione di alcuni reati – in particolare quelli legati alle dipendenze – e misure straordinarie come indulto e amnistia, per ridurre la pressione sugli istituti penitenziari. Ha inoltre richiamato la necessità di investimenti sul personale, elemento essenziale per migliorare le condizioni di vita dietro le sbarre.
Un messaggio di giustizia e umanità
Il Memorial Cucchi di quest’anno si è trasformato in un gesto simbolico potente: non solo ricordo, ma richiesta di cambiamento, affinché le morti in carcere non restino numeri, ma storie che interrogano tutta la società.

