Pubblicato il 3 Marzo 2026
Si è spento a 87 anni nel reparto penitenziario del San Paolo di Milano
Benedetto “Nitto” Santapaola è morto a 87 anni nel reparto di medicina penitenziaria dell’Ospedale San Paolo di Milano, struttura dedicata ai detenuti del Nord Italia, compresi quelli reclusi nel carcere di Carcere di Opera, dove stava scontando l’ergastolo in regime di 41 bis.
Considerato uno dei boss più sanguinari della mafia siciliana, è stato per decenni il vertice di Cosa nostra a Catania, consolidando un potere fondato su appalti pubblici, estorsioni e traffico di droga.
L’ascesa e il soprannome di “cacciatore”
Appassionato di caccia, da cui derivava il soprannome di “cacciatore”, negli anni Settanta Santapaola seppe trasformarsi in un abile regista criminale, assumendo anche un profilo imprenditoriale. Aprì concessionarie d’auto e coltivò relazioni con ambienti istituzionali, rafforzando la propria influenza grazie all’alleanza con la famiglia Ercolano, legata anche da vincoli di parentela.
Parallelamente, la sua cosca fu protagonista di violente faide mafiose. Negli anni Ottanta si scontrò con il boss Alfio Ferlito; nei primi anni Novanta la guerra contro i clan Cursoti, Cappello e Pillera provocò oltre 220 omicidi in appena due anni tra Catania e provincia.
L’alleanza con i Corleonesi e i contrasti interni
Durante la stagione delle guerre di mafia, Santapaola poté contare sull’appoggio della cosca guidata da Giuseppe Pulvirenti, detto “Malpassotu”, che dopo l’arresto collaborò con la giustizia accusandolo di numerosi delitti.
Il capomafia fu alleato dei Corleonesi e sostenne la strategia stragista, pur rifiutando di compiere omicidi eccellenti a Catania per non attirare l’attenzione diretta dello Stato sul proprio territorio. Un equilibrio che lo mise in contrasto con Totò Riina, il quale tentò di ridimensionarne la leadership sostenendo altre figure mafiose senza però riuscire a scalzarlo.
Le condanne e l’arresto dopo la lunga latitanza
Santapaola è stato condannato a più ergastoli. Tra le sentenze definitive figurano quelle per l’omicidio del giornalista Giuseppe Fava nel 1984, per le stragi del 1992 di Capaci e di Via D’Amelio, oltre che per l’uccisione dell’ispettore di polizia Giovanni Lizzio a Catania.
Dopo anni di latitanza, fu arrestato il 18 maggio 1993 nelle campagne del Calatino insieme alla moglie Carmela Minniti. La donna venne assassinata nel 1995 da un collaboratore di giustizia, in un gesto di vendetta che scosse profondamente l’ambiente mafioso catanese.
Il 41 bis e gli ultimi giorni
Detenuto in regime di carcere duro al 41 bis, nel penitenziario di Opera, Santapaola è stato più volte accusato di aver continuato a impartire direttive al clan anche dal carcere. Per questo motivo sono sempre state respinte le richieste di arresti domiciliari o di trasferimento stabile in strutture sanitarie, nonostante le sue condizioni di salute.
Da tempo soffriva di una grave forma di diabete, aggravata negli ultimi giorni fino al ricovero in ospedale, dove è morto, chiudendo uno dei capitoli più oscuri della storia criminale siciliana.

