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Ucraina

Gli ordini agghiaccianti di Mosca nelle carceri russe: “Torturate i prigionieri ucraini, non abbiate pietà”

Pubblicato il 11 Febbraio 2025

Che la guerra sia affare sporco e brutale è cosa nota, ma anche nella guerra più sanguinosa esiste una sorta di codice etico tra soldati. Codice che sarebbe stato letteralmente fatto a pezzi dai carcerieri russi che, come rivelato da tre ex funzionari delle carceri della Federazione al Wall Street Journal, avrebbero perpetrato odiose e indicibili violenze nei confronti dei detenuti.

Le carceri russe come lager: “Siate crudeli”

Come riferito dai tre ex funzionari, oggi disertori, già dopo le prime settimane di conflitto dal maggiore generale Igor Potapenko, direttore delle carceri di San Pietroburgo, arrivarono ordini perentori e piuttosto chiari: “Siate crudeli, torturate i prigionieri ucraini senza pietà”. Gli ordini erano destinati alle guardie carcerarie, che avrebbero commesso atroci torture, senza indossare le bodycam come invece previsto nelle strutture di detenzione russe.

Tali violenze sarebbero state perpetrate non solo a San Pietroburgo, ma anche a Mosca e Pskov. Come riportato dal Wall Street Journal le guardie carcerarie russe praticavano scosse elettriche ai genitali dei detenuti fino a far scaricare le batterie, li colpivano con oggetti vari e sospendevano le cure, fino alla cancrena e all’amputazione degli arti. Una persona sarebbe anche deceduta per sepsi.

L’obiettivo era prosciugare gli ucraini di qualsiasi volontà e capacità di combattere di nuovo, in un un eventuale scambio di prigionieri. Accuse del genere erano state mosse in passato anche dalle Nazioni Unite, secondo le quali nelle carceri russe la tortura è “diffusa e sistematica”. Gli ex funzionari che hanno denunciato queste violenze sono entrati in un programma di protezione dei testimoni, dopo aver raccontato agli investigatori della Corte penale internazionale le orribili torture commesse nelle prigioni russe.

Nei confronti di Mosca pendono altre gravi accuse, come quella di aver sottratto bambini ucraini alle loro famiglie per un folle e delirante progetto di “russificazione”, in virtù delle quali sono stati inviati mandati d’arresto per Putin e altri funzionari russi.

La replica glaciale di Mosca: “Voci infondate”

Accuse che non hanno toccato più di tanto Mosca, che ha affidato la replica a Peskov, portavoce del Cremlino, che le ha bollate come “infondate” aggiungendo che “bisogna guardare ai singoli casi”. Questa situazione ha riacceso le accuse di torture e violenze inaudite nelle carceri russe, di cui si parlava già ai tempi dell’Unione Sovietica. Gli attivisti per i diritti umani in questi ultimi anni hanno ottenuto qualche piccolo miglioramento nelle carceri russe, ma la situazione resta molto critica secondo le notizie rivelate dal Wall Street Journal.

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