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Roma

‘No Meloni Day’, tensioni a Bologna: tafferugli e cariche al corteo dei Collettivi

Pubblicato il 14 Novembre 2025

Scontri sul ponte di San Donato

La città di Bologna ha vissuto momenti di forte tensione quando un corteo di collettivi ha tentato di raggiungere l’area della fiera per contestare la presenza dei ministri ospiti dell’assemblea Anci. Al ponte di San Donato, la polizia in tenuta antisommossa ha fermato i manifestanti, bloccando il passaggio a metà del ponte.

Ne è seguito un confronto acceso: alcuni manifestanti hanno provato a forzare il cordone, generando brevi tafferugli. Dopo una carica, i partecipanti si sono compattati davanti agli agenti scandendo lo slogan “corteo, corteo”.

Il presidio da piazza Verdi e le rivendicazioni

Le proteste erano iniziate in piazza Verdi dove centinaia di manifestanti si erano radunati al grido di “nessuno spazio a Bologna per i ministri di guerra e di genocidio”. Da lì il corteo ha preso il via con l’obiettivo dichiarato di arrivare il più vicino possibile alla sede dell’assemblea.

A partecipare, fra gli altri, i collettivi Cambiare Rotta, Potere al Popolo, Giovani Comunisti e vari gruppi universitari. Le bandiere con gli slogan “no Meloni day” e “blocchiamo tutto per un mondo migliore” accompagnavano le richieste dei presenti, determinati a far udire le proprie rivendicazioni ai sindaci riuniti a BolognaFiere.

Le forze dell’ordine erano dislocate in diversi punti strategici della città, specialmente nella zona fieristica, dove erano attesi vari ministri, compreso quello dell’Interno Matteo Piantedosi. I manifestanti hanno ricordato anche che la giornata coincideva con la Giornata internazionale dello studente, accusando il governo di tagli al sociale e al comparto scolastico.

La denuncia sugli idonei non beneficiari

I collettivi hanno sottolineato che, per la prima volta da anni, in Emilia-Romagna diversi studenti idonei non riceveranno la borsa di studio a causa della mancanza di fondi ministeriali. Una situazione su cui, secondo i manifestanti, l’ente Ergo non avrebbe fornito chiarimenti nonostante ne fosse informato.

L’Unione degli Studenti: proteste in oltre 50 città

Parallelamente, Tommaso Martelli, coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti, ha denunciato l’atteggiamento del ministro Valditara. Secondo Martelli, lo sciopero studentesco nazionale ha coinvolto decine di migliaia di studenti in più di 50 città, segno di un forte dissenso verso un modello scolastico percepito come repressivo e autoritario. Gli studenti chiedono tavoli permanenti di confronto e presentano sei punti chiave per riformare il sistema scolastico, elaborati attraverso assemblee e consultazioni in tutta Italia.

Roma: vernice e uova davanti al ministero dell’Istruzione

Anche a Roma la mobilitazione è stata intensa. Durante il “No Meloni Day”, il corteo studentesco ha raggiunto il ministero dell’Istruzione e del Merito, mentre i collettivi autonomi hanno lanciato vernice rossa e uova contro l’edificio. Le forze dell’ordine hanno presidiato gli ingressi in assetto antisommossa, mentre i manifestanti chiedevano di abbassare gli scudi definendo la protesta pacifica. Tra gli slogan, anche l’invito alle dimissioni del governo, oltre al rilancio dello sciopero generale del 28 novembre e della manifestazione del giorno successivo.

Gli studenti hanno portato cartelli, fantocci e maschere che rappresentavano figure politiche come Giorgia Meloni, Anna Maria Bernini e Maurizio Gasparri. Numerosi gli striscioni, tra cui “Soldi alla scuola non alla guerra” e “Giustizia climatica ora”.

Milano: studenti con il bavaglio bianco davanti alla prefettura

A Milano, alcuni studenti si sono posizionati davanti alle barriere che proteggevano l’accesso alla prefettura indossando un bavaglio bianco, simbolo della volontà di denunciare ogni tentativo di silenziare la protesta. Nel corteo erano presenti cartelli che ritraevano esponenti politici – tra cui Meloni, Salvini, Crosetto, Tajani, Schlein e Calenda – con impronte di mani rosse, usate come accusa simbolica.

Il percorso del corteo ha attraversato piazza Scala, ribattezzata da tempo “piazza Gaza”, con striscioni a sostegno della Palestina e contro il riarmo. Sono apparse anche scritte su vetrine di negozi accusati di legami con Israele e su edifici destinati a B&B, accompagnate da rivendicazioni per il diritto alla casa. Immagine di repertorio.

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