Pubblicato il 12 Giugno 2025
Il ministro della Giustizia critica apertamente l’uso delle intercettazioni
Carlo Nordio, ministro della Giustizia, interviene con parole forti sul tema della privacy e del sequestro dei dispositivi elettronici nell’ambito delle indagini. Secondo il guardasigilli, permettere a un pubblico ministero di sequestrare un cellulare con una semplice firma rappresenta una violazione grave dei diritti costituzionali, in particolare dell’articolo 15, che garantisce l’inviolabilità delle comunicazioni personali.
L’intervento a Lussemburgo e il messaggio al governo
Durante il Consiglio Giustizia dell’Unione Europea a Lussemburgo, Nordio ha ribadito che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni intende mettere un freno a questa pratica.
“È inaccettabile che un magistrato possa, con una firma, accedere a un’intera vita privata”, ha detto.
Il ministro ha definito questa modalità investigativa una vera “perversione”, sottolineando la necessità di bilanciare il diritto alla privacy dei cittadini con le esigenze delle indagini.
La privacy al centro del dibattito europeo
Durante la colazione di lavoro del Consiglio, Nordio ha spiegato come il tema centrale emerso sia stato proprio il delicato equilibrio tra privacy e investigazione penale.
“Le intercettazioni violano inevitabilmente la privacy”, ha affermato, aggiungendo che in molti casi non si limitano alle informazioni utili alle indagini, ma finiscono per raccogliere dati personali irrilevanti, come foto, documenti sanitari e dichiarazioni dei redditi.
Le intercettazioni non bastano più: il crimine si evolve
Nordio ha inoltre sottolineato che oggi la criminalità organizzata non utilizza più telefoni e tablet per comunicare, ma si affida a sistemi di messaggistica avanzati e non intercettabili.
“La mafia non usa il telefonino. Serve un salto tecnologico nelle indagini”, ha detto, ribadendo l’inutilità di molte delle intercettazioni tradizionali.
Critiche anche al braccialetto elettronico
A margine dell’intervento, Nordio ha espresso perplessità anche sull’efficacia del braccialetto elettronico, spesso usato come misura cautelare per i reati contro le donne.
“Il braccialetto dà l’allarme, ma poi la vittima dovrebbe rifugiarsi in chiesa o in farmacia. Non è una soluzione”, ha dichiarato, lanciando un messaggio implicito sull’urgenza di strumenti più concreti per la tutela delle persone.
Una riforma che promette scontri
Le parole del ministro arrivano in un momento in cui il Parlamento ha già approvato un limite massimo di 45 giorni per le intercettazioni, ma aprono la strada a un confronto acceso tra potere esecutivo e magistratura.
Nordio sembra deciso a ridisegnare il confine tra giustizia e libertà individuale, anche a costo di sollevare nuove polemiche.

