Pubblicato il 28 Settembre 2025
Il sequestro del 17enne di Vittoria, avvenuto giovedì scorso in strada e conclusosi con la sua liberazione nelle campagne ragusane, continua a presentare zone d’ombra.
Il ragazzo, dopo essere stato abbandonato vicino alla stazione ferroviaria, avrebbe attirato l’attenzione di un automobilista che lo ha poi accompagnato in commissariato. Inizialmente si era parlato di un incontro casuale con un amico, versione successivamente corretta.
Le parole del padre
Il padre, noto commerciante ortofrutticolo della città che ospita il più grande mercato agroalimentare del Sud, racconta: “Lo hanno trattato bene, non lo hanno minacciato, gli hanno dato da bere e un panino. Ma la paura era tanta: per lui è stato un incubo”.
Secondo la sua testimonianza, il giovane è stato condotto in campagna, in una casa isolata, incappucciato per tutto il tempo. I rapitori sarebbero rimasti a volto coperto e non avrebbero mai mostrato la propria identità.
Il racconto del ragazzo
Agli inquirenti il 17enne ha descritto il sequestro:
- Rapito da quattro uomini con accento locale;
- Trasportato a bordo di una Fiat Panda;
- Rinchiuso in una stanza senza finestre per meno di 24 ore;
- Rilasciato a circa due chilometri dall’abitato di Vittoria.
Il giovane ha riferito di aver sentito in lontananza gli elicotteri che sorvolavano la zona durante le ricerche.
Il legale di famiglia ha confermato: il tragitto dalla “prigione” al luogo del rilascio sarebbe durato circa sei minuti, mentre il ragazzo ha poi camminato per venti minuti prima di incontrare l’automobilista che lo ha aiutato.
L’identikit dei rapitori
Il 17enne non ha visto in volto i sequestratori, ma ha avuto l’impressione che fossero uomini adulti, probabilmente quarantenni.
Gli amici che erano con lui al momento del rapimento hanno avvisato subito la famiglia, permettendo alle forze dell’ordine di attivare immediatamente le ricerche.
Nessuna richiesta di riscatto
Sul possibile movente resta il mistero.
“Non abbiamo avuto alcun contatto con i rapitori”, ha dichiarato il padre.
Il procuratore di Ragusa, Francesco Puleio, ha confermato che non è mai stato chiesto un riscatto e ha chiarito che tutte le piste restano aperte: dall’ipotesi di una simulazione del sequestro, a un messaggio intimidatorio, fino a possibili collegamenti con il mondo della droga.

