Pubblicato il 20 Dicembre 2022
Entra nel vivo il processo circa l’omicidio di Copertino, quello relativo all’assassinio dell’ex maresciallo dei carabinieri, in pensione al momento dei fatti, Silvano Nestola. La sera del 3 maggio 2021, il 45enne salentino fu raggiunto da quattro colpi di fucile fuori dall’abitazione della sorella, nei paraggi della sua auto. L’ex maresciallo era andato a cena dalla sorella insieme al figlio di 11 anni. Un dramma per tutta la comunità salentina, un mistero aperto per molti mesi per tutto il Paese. Le prime indagini e i primi sospetti che diventano realtà e la svolta qualche mese fa. Finisce sotto processo, infatti, Michele Aportone, 71enne di San Donaci che, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, era contrario alla relazione tra sua figlia e la vittima ed era quindi il primo indiziato in quanto killer di Nestola. L’ex carabiniere, maresciallo in pensione, e la figlia di Aportone, avevano da tempo una relazione, ma i genitori di lei non la vedevamo di buon occhio, in quanto credessero fosse la causa della separazione della donna con l’ex marito. Questa l’ipotesi dell’accusa, quella più accreditata, l’unica sul banco, per spiegare il movente dell’omicidio di Copertino.
Omicidio di Copertino, ecco il percorso del killer spiegato in aula

È ripreso davanti ai giudici della Corte d’Assiste di Lecce, intanto, il processo a carico del 71enne di San Donaci Michele Aportone, considerato il killer dell’omicidio di Copertino. Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati anche il medico legale Roberto Vaglio e il tenente Giuseppe Boccia del nucleo investigativo dei carabinieri. Quest’ultimo ha ricostruito il percorso del furgone e del ciclomotore che, secondo l’accusa, Aportone avrebbe utilizzato per arrivare sul luogo del delitto e poi fuggire. È stata poi la volta della ricostruzione degli accertamenti che hanno portato all’arresto di Aportone. Il Tenente Boccia, che coordinò le indagini, rispondendo alle domande del PM Alberto Santacatterina, ha spiegato con il supporto di una mappa quanto acquisito. Era un periodo di pandemia in cui vigeva il coprifuoco alle 22, quindi, analizzando varie telecamere di sorveglianza, fu semplice individuare il furgone bianco, sequestrato poi ad Aportone, di cui hanno ricostruito il percorso. Chi guidava il mezzo, secondo le indagini, avrebbe caricato a bordo un motorino, un Piaggio Free di colore blu. Il furgone sarebbe poi stato parcheggiato in un posto non visibile dalle telecamere e chi guidava avrebbe proseguito la sua corsa in motorino per raggiungere il luogo dell’omicidio, contrada Tarantini alla periferia di Copertino. Aportone si è sempre dichiarato innocente circa l’omicidio di Copertino, le domande a cui bisognerà rispondere sono ancora tante ed il caso è ancora lontano dall’essere risolto. Intanto, si torna in aula il prossimo 17 gennaio.

