Pubblicato il 15 Ottobre 2025
La Cassazione chiude il caso dopo 25 anni
Diventano definitive le condanne per la morte di Emanuele Scieri, l’allievo paracadutista siracusano trovato senza vita il 13 agosto 1999 nella caserma Gamerra di Pisa, sede della brigata Folgore.
La Cassazione, nella serata di martedì 14 ottobre, ha rigettato i ricorsi degli imputati, confermando la pena di 22 anni di reclusione per Alessandro Panella e 9 anni e 9 mesi per Luigi Zabara, entrambi riconosciuti colpevoli di concorso in omicidio volontario.
Una morte causata da un brutale atto di nonnismo
Secondo la ricostruzione della Procura di Pisa, il giovane Scieri, 26 anni, fu vittima di un violento episodio di nonnismo. La sera del 13 agosto, dopo essere stato umiliato e picchiato, venne costretto ad arrampicarsi sulla torre di asciugatura dei paracadute, una struttura metallica alta diversi metri.
Durante la salita, gli aggressori avrebbero colpito le mani del ragazzo con gli scarponi, provocandone la caduta nel vuoto. Il giovane rimase agonizzante a terra per ore, fino a morire a causa delle gravi lesioni alla testa.
Il corpo fu ritrovato solo il 16 agosto, tre giorni dopo, ai piedi della torre, ormai senza vita.
Le parole della famiglia Scieri
La sentenza della Cassazione rappresenta una conclusione attesa da oltre vent’anni. L’avvocato della famiglia ha dichiarato:
“Oggi è stata scritta definitivamente la storia. La madre e il fratello di Emanuele conoscono finalmente i volti dei suoi assassini.”
Anche Francesco Scieri, fratello della vittima, ha espresso la propria emozione:
“Finalmente chiudiamo una pagina dolorosa che durava da troppo tempo. Io ero in aula, ma mia madre non ha avuto la forza di esserci. Quando ha ricevuto la telefonata dell’avvocato, è scoppiata a piangere.”
Le indagini e la svolta giudiziaria
Inizialmente, una prima inchiesta si era conclusa senza colpevoli. Solo grazie al lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta e a nuove indagini della Procura di Pisa, il caso è stato riaperto.
Oltre a Panella e Zabara, era stato indagato anche Andrea Antico, ex caporale della Folgore, che aveva scelto il rito abbreviato: per lui era arrivata l’assoluzione, confermata definitivamente dalla Cassazione nel dicembre 2024.
La Procura ha definito l’accaduto un “grave atto di nonnismo”, sottolineando come il giovane paracadutista fosse stato lasciato agonizzante, senza ricevere soccorso, all’interno della caserma.
Con questa decisione, la giustizia ha messo fine a un caso simbolo delle violenze militari, che per oltre due decenni ha segnato la memoria collettiva italiana.

