Pubblicato il 24 Febbraio 2026
La sentenza di primo grado
Il Tribunale ha condannato Massimo Adriatici, ex assessore alla Sicurezza del Comune di Voghera, a 12 anni di reclusione per omicidio volontario. La decisione riguarda la morte di Younes El Boussettaoui, 39enne di origine marocchina, ucciso con un colpo di pistola la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi.
La pena inflitta in primo grado supera la richiesta della Procura, che aveva sollecitato una condanna a 11 anni e 4 mesi. La notizia è stata confermata da fonti legali al termine del processo.
Le parole della legale della famiglia
Soddisfazione è stata espressa dall’avvocata Debora Piazza, che insieme al collega Marco Romagnoli assiste i familiari della vittima. “Non esistono persone di serie A e persone di serie B”, ha dichiarato, sottolineando come la sentenza rappresenti un segnale importante in un contesto storico complesso.
Secondo la legale, il verdetto ribadisce un principio fondamentale: tutti sono uguali davanti alla legge, indipendentemente dal ruolo ricoperto o dalla condizione sociale. Un’affermazione che, ha aggiunto, rafforza la fiducia nella giustizia e nel lavoro di tutela delle persone più fragili.
Il processo e il nodo della legittima difesa
La sentenza arriva dopo un procedimento lungo e articolato, durante il quale la difesa dell’imputato aveva sostenuto la tesi della legittima difesa. I legali della famiglia El Boussettaoui hanno invece insistito perché venisse riconosciuto il reato di omicidio volontario, richiesta accolta dal giudice con la condanna pronunciata.
Nel corso delle dichiarazioni successive al verdetto, è stato richiamato anche un altro caso di cronaca giudiziaria, quello relativo all’omicidio di Abderrahim Mansouri, per il quale è stato fermato un agente di polizia. Anche in quella vicenda, come in questa, era stata inizialmente evocata la legittima difesa.
Con la pronuncia di oggi, il Tribunale ha stabilito in primo grado le responsabilità per i fatti avvenuti nell’estate 2021. La vicenda giudiziaria potrebbe proseguire nei successivi gradi di giudizio.

