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Coronavirus produzione industriale

Ondata di nuove assunzioni in Italia: entro il 2029 serviranno fino a 3,7 milioni di lavoratori

Pubblicato il 20 Luglio 2025

Previsione shock: milioni di nuovi posti entro 5 anni

Nei prossimi cinque anni le imprese italiane avranno bisogno di almeno 3,3 milioni di lavoratori, con un picco che potrebbe arrivare fino a 3,7 milioni in uno scenario economico favorevole. Questo il quadro delineato dal rapporto Excelsior di Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro, anticipato da Il Sole 24 Ore.

Le assunzioni previste non rispondono solo alla crescita economica, ma soprattutto alla necessità di rimpiazzare una generazione di lavoratori prossima alla pensione. Tra il 2025 e il 2029 si stima l’uscita di oltre 3 milioni di lavoratori dal mercato del lavoro.

Turn-over spinto dai pensionamenti

Il fabbisogno occupazionale sarà determinato principalmente dalla sostituzione dei pensionati:

  • 82% del totale dei nuovi ingressi nello scenario positivo
  • 93% nello scenario economico più critico

Le nuove posizioni effettive create potrebbero variare da 237.000 a 679.000, a seconda dell’andamento economico generale. Le incognite sono molte: dall’inflazione alla crisi geopolitica, dai rincari delle materie prime alla difficoltà di accesso al credito.

Le regioni con più opportunità

La domanda di lavoro sarà distribuita in modo disomogeneo sul territorio nazionale. Ecco dove si concentreranno le maggiori opportunità:

  • Lombardia: tra 592.000 e 683.000 posti (oltre il 18% della domanda nazionale)
  • Lazio: 327.000 – 369.000
  • Veneto: 280.000 – 321.000
  • Campania: 280.000 – 314.000
  • Emilia-Romagna: 275.000 – 313.000

In generale:

  • Sud e Isole: tra 977.800 e 1.093.900 posti (quasi il 30% del totale)
  • Nord-Ovest: 913.400 – 1.048.100 (28%)
  • Nord-Est: 719.800 – 819.800 (22%)
  • Centro Italia: 668.300 – 759.600 (20%)

Settori in espansione: i più richiesti

Il settore dei servizi guiderà la domanda di lavoro:

  • Servizi: 2.423.100 – 2.740.500 nuovi ingressi
  • Industria: 755.000 – 873.000
  • Agricoltura: 101.100 – 108.000

Sul fronte contrattuale:

  • Settore privato: fino a 2,18 milioni di posti (1,86 milioni nello scenario negativo)
  • Lavoratori autonomi: tra 615.000 e 740.000
  • Settore pubblico: 798.900, stabili in entrambi gli scenari

Manodopera straniera: un tassello essenziale

I lavoratori stranieri rappresenteranno oltre il 21% del fabbisogno complessivo nel privato, con particolare rilevanza nei seguenti settori:

  • Agricoltura: 34,3% del fabbisogno coperto da stranieri
  • Industria: 28,1%

Tra le filiere più “dipendenti” dalla manodopera estera:

  • Moda: 47,1%
  • Logistica e mobilità: 33%
  • Agroalimentare: 31,8%
  • Costruzioni e infrastrutture: 29,4%
  • Legno e arredo: 27,8%

La grande emergenza: mancano laureati

Il 37-39% dei nuovi ruoli richiederà una formazione universitaria o specialistica, mentre il 45-46% sarà riservato a diplomati tecnici o qualificati IeFP. Tuttavia, resta forte il divario tra offerta e domanda.

Unioncamere stima che la mancanza di competenze adeguate costi 44 miliardi di euro di valore aggiunto all’anno, pari a una perdita di crescita del PIL del 2,5%.

I profili più ricercati sono quelli Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica): in media oltre il 60% delle posizioni previste sarà difficile da coprire, contro una media attuale già alta del 45%.

Il mercato del lavoro italiano si prepara a un’enorme trasformazione nei prossimi anni. Ma per cogliere tutte le opportunità, sarà cruciale intervenire su formazione, orientamento scolastico e politiche attive del lavoro.

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