Pubblicato il 18 Luglio 2025
Un drammatico tradimento della fiducia
Un dipendente delle Poste Italiane è stato condannato a 3 anni di carcere per aver svuotato il conto di un senzatetto non vedente, abusando della sua posizione e falsificando la firma del titolare. La vittima, residente a Roma, aveva messo da parte oltre 12.000 euro grazie agli aiuti pubblici ricevuti negli anni.
Il responsabile, Andrea Severoni, era l’operatore allo sportello che seguiva regolarmente il clochard, guadagnandone la fiducia al punto da convincerlo a lasciare in deposito il libretto postale presso l’ufficio. Proprio questa fiducia è stata sfruttata per compiere il furto, articolato in sei prelievi fraudolenti tra giugno e settembre 2022.
Firme false e accesso abusivo al sistema informatico
Secondo i giudici, Severoni ha falsificato le firme del senzatetto e si è spacciato per lui, effettuando prelievi dal conto con la complicità inconsapevole del direttore dell’ufficio, che approvava le operazioni ignaro della frode. Le accuse che hanno portato alla condanna sono peculato, accesso abusivo a un sistema informatico e sostituzione di persona.
Inoltre, tutti i prelievi sono stati eseguiti dalla stessa postazione, e la Procura ha evidenziato come Severoni abbia sfruttato la sua qualifica di operatore di sistema per accedere indebitamente alle informazioni e trarne vantaggio personale.
La denuncia e le anomalie rilevate
La truffa è venuta alla luce il 18 ottobre 2022, quando il clochard si è accorto che il suo saldo era scomparso tentando un prelievo. Ha subito denunciato le operazioni anomale e dichiarato di non aver mai prelevato più di 100 euro per volta, proprio per gestire con cautela i suoi risparmi.
Durante l’indagine, l’Ufficio Frodi di Poste Italiane ha rilevato anomalie nei movimenti, tra cui l’alterazione degli importi in due operazioni. Alcuni comportamenti sospetti del dipendente erano stati notati anche dai colleghi, che hanno riferito che Severoni spesso spingeva il senzatetto ad avvicinarsi proprio al suo sportello, comportamento mai replicato con altri clienti. In un’occasione lo avrebbe persino accompagnato personalmente.
Nel suo interrogatorio, Severoni ha negato ogni addebito, affermando di conoscere bene la vittima ma sostenendo che i soldi fossero destinati a un uomo — mai identificato — per l’acquisto di una roulotte. Una versione smentita dallo stesso clochard.
La risposta di Poste Italiane: «Siamo parte lesa»
Poste Italiane ha licenziato il dipendente il 17 gennaio 2023, dichiarando di essere parte lesa nella vicenda. In una nota ufficiale, l’azienda ha fatto sapere di aver avviato tempestivamente un’indagine interna e di aver collaborato pienamente con le autorità giudiziarie, contribuendo all’accertamento della verità.
«Poste Italiane comunica di aver tempestivamente avviato le opportune indagini interne e di aver fornito piena collaborazione per l’accertamento dei fatti alle autorità responsabili delle indagini. L’azienda specifica di essere parte lesa nella vicenda».
L’ex impiegato, difeso dall’avvocato Simone Bellarelli, ha presentato ricorso in appello contro la sentenza. Nel frattempo, la condanna segna un episodio di profondo abuso di potere ai danni di una persona vulnerabile, che aveva affidato all’istituzione le poche certezze rimaste.

