Pubblicato il 13 Settembre 2025
Un prodotto simbolo dell’isola che rischia di restare sulle piante
A Pantelleria la produzione del cappero Igp, eccellenza riconosciuta a livello internazionale, è in forte difficoltà. Il motivo principale è la carenza di manodopera per la raccolta, che si svolge tra giugno e agosto. Senza lavoratori disponibili, i boccioli rischiano di non essere staccati in tempo e le aziende agricole di perdere interi raccolti.
Un lavoro faticoso che non attira le nuove generazioni
La raccolta del cappero è considerata un’attività impegnativa, che richiede pazienza e resistenza fisica. Per questo motivo i giovani mostrano scarso interesse e il settore fatica ad attrarre nuove leve. Quest’anno i raccoglitori ricevevano 13,50 euro per ogni chilogrammo di prodotto raccolto, ma il compenso non è bastato a invertire la tendenza.
L’allarme della cooperativa
A lanciare l’allarme è Emanuela Bonomo, presidente della Cooperativa Capperi di Pantelleria, che avverte: «Se non troviamo soluzioni, nei prossimi anni potremmo perdere la produzione del simbolo della nostra isola».
I dati raccolti dalla cooperativa confermano le difficoltà: nel 2022 erano stati conferiti 61,73 tonnellate di capperi Igp, scese drasticamente a 40,81 tonnellate nel 2023, con una leggera ripresa nel 2024 (47,55 tonnellate). «Si tratta di un calo che mette a rischio una tradizione secolare», sottolinea Bonomo.
Un aiuto dal passato, ma oggi non basta più
Negli anni ’90 a sostenere la raccolta furono i lavoratori romeni, inizialmente arrivati per costruire i muretti a secco e poi impiegati anche nei campi. Oggi però quella manodopera non è più sufficiente, e senza nuove forze Pantelleria rischia di perdere uno dei suoi prodotti più rappresentativi.

