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Il papà di Paolo Mendico: «Sulla scuola avevamo ragione»

Il padre del 15enne che si è tolto la vita l’11 settembre chiede chiarezza dopo la relazione degli ispettori del Ministero sull’istituto “Pacinotti”: protocollo antibullismo non attivato in tempo. La Procura: «Decisive le chat»

Pubblicato il 2 Gennaio 2026

«I nostri sospetti sulla scuola erano fondati». Giuseppe Mendico parla a bassa voce dalla sua casa di Santi Cosma e Damiano. È il padre del ragazzino che si è tolto la vita l’11 settembre scorso, poche ore prima di tornare in classe, e torna a chiedere che si sarebbe potuto e dovuto intervenire prima.

Il documento degli ispettori del Ministero: classe “turbulenta” e protocollo antibullismo non attivato in tempo

Come riportato dal collega Mallozzi sull’edizione di Latina de “Il Messaggero”, le convinzioni della famiglia si rafforzano alla luce di un documento redatto dagli ispettori del Ministero dell’Istruzione, inviati nell’istituto “Pacinotti” dal ministro Valditara. Nelle carte si descrive una classe «turbulenta», con «comportamenti non conformi al regolamento d’istituto». Ma soprattutto viene contestata la mancata attivazione tempestiva del protocollo antibullismo.

Il 26 dicembre il compleanno che non c’è stato: «Vogliamo leggere la relazione riga per riga»

Giuseppe Mendico racconta con un filo di voce. Le festività, senza il figlio, sono state drammatiche anche perché Paolo il 26 dicembre avrebbe compiuto 15 anni. «La relazione degli ispettori, per quello che abbiamo potuto apprendere, ci dà ragione: la scuola non ha adempiuto come doveva», afferma, aggiungendo che la famiglia ha chiesto da tempo quel documento tramite il proprio avvocato: «Vogliamo leggerla riga per riga».

Le criticità rilevate: segnali di disagio e gestione della classe

Dalle verifiche emergono criticità nella gestione della classe e nella presa in carico dei segnali di disagio. Gli ispettori hanno chiesto l’avvio di procedimenti disciplinari nei confronti della dirigente, della vicedirigente e della responsabile della succursale, ritenendo insufficiente l’attivazione dei protocolli antibullismo.

La posizione dell’Ufficio scolastico regionale: «Iter non concluso»

Sull’esito amministrativo, dall’Ufficio scolastico regionale viene riferito che l’iter non si è ancora concluso. Il padre insiste: «Avevamo raccontato derisioni, episodi lesivi, richieste di intervento. Ora quelle omissioni vengono fotografate da un atto ufficiale. Chiediamo solo che non resti lettera morta».

L’inchiesta penale e le parole del procuratore: «Le chiavi di tutto sono le chat»

Sul fronte giudiziario, da Cassino il procuratore della Repubblica Carlo Fucci mantiene prudenza: «Le chiavi di tutto sono le chat», sottolinea. «Gli ispettori hanno fatto le loro valutazioni amministrative, ma a livello penale contano le evidenze». I Ris stanno completando la selezione del materiale digitale: «È un lavoro complesso e articolato», aggiunge Fucci, spiegando che solo dalle chat potrà emergere se vi siano omissioni penalmente rilevanti o condotte riconducibili all’ipotesi di istigazione o aiuto al suicidio.

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