Pubblicato il 6 Gennaio 2026
La solenne chiusura della Porta Santa in San Pietro segna la fine del Giubileo della Speranza. Nel rito conclusivo, Papa Leone XIV ha richiamato con forza i temi della pace e della giustizia, affidando alla Chiesa e al mondo un messaggio di responsabilità e riconciliazione.
Il rito antico che conclude il Giubileo
Mentre il Coro della Cappella Sistina intona l’antico inno “O clavis David”, il Pontefice si avvicina alla Porta Santa, si inginocchia e rimane in silenzio per alcuni istanti. Poi, rialzandosi, sistema le vesti liturgiche e chiude con decisione le ante, accompagnato dal suono delle chiavi. Con questo gesto, un rito che si ripete da secoli, il Giubileo giunge ufficialmente al termine.
La presenza dei cardinali e delle autorità
Nell’atrio della basilica è numerosa la presenza dei cardinali, anche in vista del primo concistoro convocato da Leone XIV per il giorno successivo, chiamato a definire scelte rilevanti per il futuro della Chiesa.
Tra le autorità, è presente anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto dal cardinale Pietro Parolin e fatto accomodare accanto a monsignor Gallagher, nella prima fila vicino alla Porta Santa. Migliaia di fedeli partecipano alla celebrazione all’interno e all’esterno della basilica, nonostante i limiti di capienza.
Un’opera simbolo: la Porta Santa di Vico Consorti
La Porta Santa appena chiusa è un’opera monumentale dello scultore Vico Consorti, commissionata dalla Fabbrica di San Pietro nel 1950 per il Giubileo indetto da Pio XII. Realizzata in bronzo, è composta da due battenti, ciascuno con otto formelle in bassorilievo corredate da didascalie.
Il messaggio spirituale delle formelle
La narrazione iconografica si sviluppa da sinistra a destra e dall’alto verso il basso, in continuità tra le due ante, come se la porta fosse normalmente chiusa. Il percorso spirituale parte dal peccato originale, passa per l’Incarnazione, la salvezza realizzata da Cristo, i miracoli, la morte e la resurrezione, fino alla redenzione universale.
Compaiono le figure di San Tommaso, degli apostoli, la conversione di San Paolo e, infine, la scena dell’apertura della Porta Santa con Papa Pacelli. Particolarmente intenso il richiamo escatologico dell’ultima formella, che sintetizza un passo del Nuovo Testamento: “Ecco, io sto alla porta e busso”.

