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Papa Leone XIV: “Non fermare l’intelligenza artificiale ma governarla: l’IA sia alleata non oracolo”

Pubblicato il 24 Gennaio 2026

Papa Leone XIV lancia un monito chiaro sul futuro dell’intelligenza artificiale, mettendo in guardia soprattutto dai rischi che potrebbero colpire le nuove generazioni. L’IA non deve essere considerata un’amica fidata né tantomeno un oracolo, perché un uso acritico può rendere i giovani sempre più vulnerabili alla manipolazione e impoverire il loro spirito critico.

Un’alleanza globale per evitare la manipolazione

Secondo il Pontefice, senza un impegno condiviso e lungimirante, il rischio è quello di vedere nascere masse di giovani facilmente influenzabili. Serve una vera alleanza tra governi, mondo dell’informazione e grandi aziende tecnologiche, chiamate a una maggiore trasparenza sugli algoritmi e a una reale responsabilità sociale.
L’IA, ribadisce il Papa, non è da demonizzare: è uno strumento potente, ricco di opportunità, ma va guidato e regolamentato per garantire il rispetto della dignità umana.

Effetti a lungo termine sulle capacità umane

Se lasciata senza controllo, l’intelligenza artificiale potrebbe erodere nel tempo le capacità cognitive, emotive e comunicative delle persone. Pur essendo utile nel supporto a molte attività, il suo utilizzo indiscriminato rischia di esporre le nuove generazioni a forme sottili di condizionamento e manipolazione.

Persuasione occulta e antropomorfizzazione

Papa Leone XIV sottolinea come i moderni sistemi di IA, in particolare i chatbot basati su grandi modelli linguistici, siano sempre più abili nella persuasione nascosta, arrivando persino a imitare emozioni e sentimenti umani.
Questa antropomorfizzazione, apparentemente innocua o persino divertente, è in realtà ingannevole, soprattutto per le persone più fragili, e può avere ripercussioni dolorose sia sui singoli sia sull’intero tessuto sociale, culturale e politico.

Il problema delle fonti e della disinformazione

Un altro nodo cruciale riguarda la verifica delle fonti. L’IA è in grado di creare realtà simulate, appropriandosi di volti e voci, alimentando confusione e sfiducia.
La crisi del giornalismo sul campo, unita alla mancata accuratezza delle informazioni, può favorire la diffusione di contenuti falsi o fuorvianti, generando insicurezza e smarrimento nell’opinione pubblica.

Profitti e bene comune

Nel contesto attuale, il Papa richiama le aziende a non farsi guidare esclusivamente dalla massimizzazione del profitto. È necessaria una visione più ampia, orientata al bene comune, paragonabile alla cura che ogni genitore riserva ai propri figli. L’innovazione tecnologica non può prescindere da una responsabilità etica.

Regole, trasparenza e responsabilità

Ai creatori e sviluppatori di modelli di IA viene chiesta piena trasparenza sui principi di progettazione e sui sistemi di moderazione degli algoritmi.
Allo stesso modo, legislatori e regolatori nazionali e sovranazionali hanno il compito di vigilare sul rispetto della dignità umana, attraverso norme capaci di limitare i legami emotivi con i chatbot e contenere la diffusione di contenuti manipolativi o ingannevoli.

Il ruolo degli editori e dei media

Le imprese editoriali e della comunicazione, avverte Leone XIV, non possono permettere che algoritmi progettati per catturare attenzione a ogni costo prevalgano sui valori professionali.
Accuratezza, trasparenza e chiarezza sono le basi per conquistare la fiducia del pubblico. I contenuti generati o alterati dall’IA devono essere segnalati in modo esplicito, tutelando la paternità del lavoro giornalistico. L’informazione resta un bene pubblico e deve fondarsi su fonti chiare e standard qualitativi elevati.

Una sfida antropologica, non solo tecnologica

Per il Papa, la vera sfida non è tecnica ma antropologica. Proteggere volti e voci significa, in ultima analisi, proteggere noi stessi. Accogliere le opportunità offerte dall’IA richiede coraggio e discernimento, senza ignorarne rischi, opacità e limiti.

L’illusione dell’IA come oracolo

Infine, Leone XIV mette in guardia da un affidamento ingenuo all’intelligenza artificiale vista come entità onnisciente, archivio universale e dispensatrice di consigli.
Questa delega totale rischia di indebolire la capacità di pensare in modo analitico e creativo, rendendo più difficile distinguere tra forma e significato, tra sintassi e semantica.
L’IA, conclude il Pontefice, deve restare uno strumento al servizio dell’uomo, non una guida a cui affidare il proprio pensiero.

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