Pubblicato il 14 Novembre 2025
Un nuovo caso che riapre il tema della sicurezza nelle carceri
Un detenuto classificato come ad alto rischio suicidario è morto nel carcere Torre del Gallo di Pavia ieri, 13 novembre. Con il suo gesto, O.A., trentenne di origine egiziana, diventa il quindicesimo detenuto a togliersi la vita nell’istituto pavese dal 2021.
La gip Angela Colella aveva già segnalato, lo scorso 22 agosto, la necessità di “una stretta sorveglianza” dopo aver convalidato l’arresto dell’uomo per violenza sessuale. Durante l’udienza, infatti, il detenuto si era presentato con un evidente segno sul collo, riconducibile a un precedente tentativo di impiccarsi.
Le valutazioni della magistratura e la sorveglianza sanitaria
La giudice di Monza aveva evidenziato come O.A. avesse fornito una spiegazione credibile per quel profondo segno, inizialmente interpretato dal personale penitenziario come gesto autolesionistico. Per questo aveva disposto visite psichiatriche e neurologiche, ritenendo necessario un monitoraggio costante.
Nonostante ciò, il detenuto è stato trovato senza vita nel bagno della sua cella, poco dopo mezzogiorno. Le prime verifiche indicano un suicidio tramite impiccagione con lacci delle scarpe, ma gli accertamenti sono in corso.
Le indagini della procura
La pm Valeria Biscottini ha ordinato l’autopsia e aperto un fascicolo per aiuto o istigazione al suicidio, ipotesi che permetterà di chiarire eventuali responsabilità.
La reazione della famiglia e del legale
L’avvocato Marco Romagnoli, che rappresenta la famiglia di O.A., parla di una situazione inaccettabile:
“È incomprensibile, giuridicamente e umanamente, che una persona già reduce da un tentativo di suicidio sia riuscita a impiccarsi nuovamente. È un segnale evidente di responsabilità da parte dell’amministrazione penitenziaria”, dichiara il legale.
Romagnoli ha annunciato che farà tutto il possibile per ricostruire i fatti e individuare eventuali omissioni. Fonte: Agi

