Pubblicato il 2 Marzo 2026
Lo Stretto di Hormuz al centro della crisi
Oltre alle conseguenze geopolitiche, la nuova escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran apre scenari economici tutt’altro che rassicuranti. Il rischio di un nuovo shock sui mercati è concreto e potrebbe avere un impatto diretto sui bilanci delle famiglie.
L’attenzione degli operatori è concentrata su un punto nevralgico: lo Stretto di Hormuz. In questo tratto di mare largo poco più di 30 chilometri transita circa il 20% del petrolio mondiale, una quota decisiva per l’equilibrio energetico globale.
Sebbene la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare lo definisca una via d’acqua internazionale, il controllo militare di fatto è esercitato dall’Iran, elemento che amplifica le tensioni in caso di crisi. Attualmente, centinaia di petroliere, incluse navi cariche di greggio e gas naturale liquefatto, risultano bloccate nel tentativo di attraversarlo.
Prezzi del petrolio in rapida ascesa
Le conseguenze sui mercati energetici non si sono fatte attendere. Le quotazioni del petrolio, già in crescita da inizio anno, hanno accelerato bruscamente dopo l’offensiva.
Fino a venerdì il Brent si attestava intorno ai 70 dollari al barile; ora ha raggiunto i 79 dollari e la tendenza resta al rialzo. Secondo Amena Bakr, esperta di Opec+ e Medio Oriente per Kpler, il prezzo potrebbe oscillare a breve tra 85 e 90 dollari, mentre nel medio periodo non si esclude la soglia psicologica dei 100 dollari.
Il problema principale è la portata dei flussi che attraversano Hormuz: anche con riserve strategiche disponibili, la perdita dei volumi esportati sarebbe difficilmente compensabile.
Jorge Leon, analista di Rystad Energy, sottolinea che esistono rotte alternative, ma con costi significativi. L’impatto stimato sarebbe comunque una riduzione effettiva dell’offerta globale compresa tra 8 e 10 milioni di barili al giorno.
Benzina e diesel: possibili rincari alla pompa
Il petrolio non supera stabilmente i 100 dollari al barile dal 2014, fatta eccezione per la primavera 2022, quando le tensioni legate al greggio russo spinsero il Brent oltre i 120 dollari.
Oggi i prezzi medi in Italia si aggirano intorno a 1,67-1,69 euro al litro per la benzina e 1,72 euro per il diesel. Se il barile dovesse continuare a salire, non è escluso un ritorno verso i 2 euro al litro, anche se è prematuro formulare stime precise.
Anche il gas sotto pressione
Le ripercussioni potrebbero estendersi al gas naturale, soprattutto considerando il ruolo strategico del Qatar come grande esportatore di Gnl.
Secondo Eric Dor, docente presso l’Ieseg School of Management, il conflitto in corso rischia di avere un impatto negativo sulla crescita economica. Molto dipenderà dalla durata della crisi: un’escalation breve avrebbe effetti limitati, ma un conflitto prolungato potrebbe innescare nuove pressioni recessive.
In definitiva, la variabile tempo sarà decisiva: più a lungo resterà bloccato il flusso energetico, maggiori saranno le conseguenze per mercati, imprese e consumatori.

