Pubblicato il 19 Marzo 2026
Il prezzo del Brent supera i 112 dollari
I mercati energetici registrano un nuovo scossone. Il prezzo del petrolio Brent è aumentato di oltre il 5%, raggiungendo quota 112,84 dollari al barile, spinto dai timori legati alla stabilità delle forniture dal Medio Oriente.
L’impennata riflette le crescenti preoccupazioni degli investitori per una possibile escalation nella regione, con effetti diretti sui flussi globali di energia.
Attacco in Qatar e timori per il gas naturale
A influenzare i mercati sono stati gli eventi delle ultime ore. Le guardie rivoluzionarie iraniane hanno colpito l’area industriale di Ras Laffan, in Qatar, considerata il più grande hub mondiale per il gas naturale liquefatto (GNL).
Secondo quanto riferito dalla compagnia energetica statale del Qatar, l’attacco avrebbe causato danni significativi alle infrastrutture, aumentando l’incertezza sulle forniture.
La rappresaglia e il rischio escalation
L’azione iraniana viene interpretata come una risposta a un precedente attacco contro il giacimento di South Pars, in territorio iraniano, per il quale Teheran ha attribuito la responsabilità a Israele e Stati Uniti.
Questo scambio di azioni militari alimenta il rischio di un’escalation più ampia, con possibili ripercussioni non solo sulla sicurezza regionale ma anche sull’economia globale.
Mercati sotto pressione
Il rialzo del petrolio evidenzia quanto le tensioni geopolitiche possano incidere rapidamente sui prezzi dell’energia, con effetti immediati su mercati e consumatori.
Gli sviluppi delle prossime ore saranno determinanti: eventuali nuovi attacchi o interruzioni delle forniture potrebbero spingere ulteriormente verso l’alto i prezzi del greggio.

