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Il petrolio supera i 100 dollari: alta tensione nello Stretto di Hormuz e rischio stop prolungato

Pubblicato il 12 Marzo 2026

La guerra in Medio Oriente scuote il mercato energetico globale

La guerra in Medio Oriente sta provocando quella che gli analisti definiscono una delle più gravi crisi di approvvigionamento petrolifero mai registrate. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), il conflitto ha generato la più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero globale, costringendo diversi Paesi produttori del Golfo a ridurre drasticamente la loro produzione.

Nel suo ultimo rapporto mensile, l’agenzia segnala che la produzione mondiale di greggio è diminuita di circa 8 milioni di barili al giorno, mentre altri 2 milioni di barili giornalieri di prodotti petroliferi, tra cui i condensati, risultano bloccati. Nel complesso si tratta di quasi il 10% della domanda globale di petrolio.

L’intervento dell’AIE sulle riserve strategiche

Per limitare gli effetti della crisi, l’Agenzia Internazionale per l’Energia ha deciso di liberare parte delle riserve petrolifere strategiche globali. Il direttore esecutivo dell’agenzia, Fatih Birol, ha spiegato durante una conferenza stampa a Istanbul che questa decisione ha avuto un forte impatto sui mercati energetici.

L’AIE ha raccomandato un rilascio coordinato di circa 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche internazionali, nel tentativo di attenuare uno degli shock energetici più gravi dagli anni Settanta. Si tratta del più grande intervento di questo tipo mai realizzato.

Secondo Birol, il sistema energetico mondiale si trova oggi in un “punto di svolta critico”, con conseguenze che potrebbero influenzare l’economia globale nei prossimi mesi.

Prezzo del petrolio oltre i 100 dollari al barile

L’instabilità geopolitica ha avuto effetti immediati sui prezzi. Dopo aver superato nuovamente la soglia dei 100 dollari al barile durante la notte, il mercato ha mostrato una breve fase di rallentamento nelle ore successive.

Nel pomeriggio, tuttavia, i prezzi sono tornati a salire:

  • Brent: 100,34 dollari al barile (+9%)
  • WTI a New York: 95,5 dollari (+9,47%)

Anche il mercato del gas naturale registra un incremento: il prezzo si mantiene intorno ai 51 euro per megawattora, con un aumento di circa il 2,2%.

Produzione globale in forte calo

Secondo l’AIE, il blocco nello Stretto di Hormuz sta costringendo i Paesi del Golfo a ridurre significativamente l’estrazione di petrolio, incidendo su circa il 7,5% dell’offerta mondiale.

Le stime indicano che la produzione globale nel mese di marzo potrebbe scendere a 98,8 milioni di barili al giorno, il livello più basso dal primo trimestre del 2022. Il calo mensile rispetto a febbraio sarebbe pari a circa il 7,5%, quando la produzione era stimata in 106,9 milioni di barili al giorno.

Nel rapporto dell’agenzia, la crisi dello Stretto di Hormuz occupa una parte centrale dell’analisi. Uno dei capitoli è intitolato “Dire Straits”, un’espressione inglese che indica una situazione di grande difficoltà, richiamando anche il nome della celebre band rock degli anni Ottanta.

Lo Stretto di Hormuz verso una possibile chiusura

L’escalation militare nella regione sta aumentando il rischio di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti del pianeta.

Secondo diverse fonti internazionali, gli attacchi iraniani in aumento e la decisione degli Stati Uniti di sospendere la protezione militare alle petroliere che attraversano lo stretto stanno alimentando i timori di un blocco duraturo. Una simile situazione potrebbe soffocare le esportazioni di petrolio provenienti dal Golfo Persico, con ripercussioni immediate sui mercati globali.

Non solo petrolio: a rischio anche zolfo e acido solforico

Il blocco dello Stretto di Hormuz non riguarda soltanto il petrolio. La crisi sta interrompendo anche il trasporto di zolfo e acido solforico, due materie prime fondamentali per numerosi settori industriali.

Queste sostanze sono essenziali per:

  • la produzione di fertilizzanti
  • l’industria dei semiconduttori
  • la raffinazione del nichel
  • la fusione del rame

Circa la metà dello zolfo trasportato via nave nel mondo passa proprio attraverso lo Stretto di Hormuz. La regione del Golfo è uno dei principali produttori globali, poiché lo zolfo deriva come sottoprodotto da una particolare tipologia di greggio chiamata petrolio acido.

Gli effetti sul mercato sono già visibili: in Cina, uno dei principali importatori di zolfo, i prezzi sono aumentati del 15% nell’ultima settimana, secondo gli analisti del settore delle materie prime. Fonte: Ansa

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