Pubblicato il 21 Luglio 2025
Presentato il docufilm ‘42’, dedicato alla sorella scomparsa
“Papa Leone XIV può rappresentare una speranza concreta per arrivare alla verità sul caso di Emanuela”. Con queste parole Pietro Orlandi ha aperto l’incontro con i giovani della sezione Impact! del Giffoni Film Festival, durante la presentazione del docufilm animato ‘42’, dedicato alla sorella Emanuela Orlandi, scomparsa 42 anni fa in circostanze mai chiarite.
Un’opera familiare che racconta il tempo e il dolore
Il docufilm, diretto da Elettra Orlandi con la collaborazione della sorella Rebecca, figlie di Pietro, non è un’inchiesta ma un racconto intimo, personale, che mette al centro il tempo come elemento centrale della sofferenza. “Il tempo è stato il nostro nemico più grande, un ladro di serenità”, ha detto Pietro Orlandi.
“Quel 22 giugno 1983 ha aperto una parentesi infinita nella mia vita”, ha aggiunto, raccontando i lunghi giorni passati a cercare Emanuela. “Ogni secondo pesava, ogni minuto era eterno. Per me questi 42 anni sono un unico nodo che non si è ancora sciolto”.
“Mai accettare l’ingiustizia, va sempre combattuta”
Durante l’incontro, Orlandi ha voluto lasciare un messaggio forte ai ragazzi presenti:
“Non bisogna mai accettare passivamente un’ingiustizia. Che sia grande o piccola, va sempre combattuta”. Un appello diretto, condiviso anche dalle figlie Elettra e Rebecca, che lo hanno accompagnato nella presentazione.
La voce di Emanuela nella musica di Rebecca
Uno dei momenti più intensi è stato il racconto del legame tra musica e memoria. Pietro ha parlato della canzone “Mantello di quercia”, scritta e interpretata da Rebecca per chiudere il docufilm.
“Quando l’ho sentita cantare, mi è sembrato che fosse Emanuela a parlare. Quelle parole – una barca in mezzo al bosco che non riesce ad aprire le vele – erano come un grido”, ha raccontato, commosso.
“Anche se Rebecca dice di non averla scritta pensando a lei, io credo che qualcosa di profondo le abbia legate”.
L’incontro con Papa Francesco e la delusione
Pietro ha rievocato anche il suo primo incontro con Papa Francesco, avvenuto due settimane dopo la sua elezione:
“Mi disse pubblicamente: ‘Emanuela sta in cielo’. Fu la prima volta che un Papa la nominava. Pensai che sarebbe stato l’uomo giusto per far emergere la verità. Ma poi tutto si è fermato”.
Nonostante la delusione, Pietro Orlandi continua a credere che la verità emergerà:
“Sono convinto al cento per cento che un giorno verrà fuori. Se non ci sarò io, ci sarà qualcun altro. Ma questa storia non sarà dimenticata. Il sacrificio di Emanuela non può essere vano”.
Papa Leone XIV: una possibilità di cambiamento?
Infine, Orlandi ha rivolto uno sguardo al futuro e al nuovo pontificato di Papa Leone XIV.
“Ogni Papa porta con sé un’idea di giustizia e di Chiesa. Lui potrebbe segnare un cambio di passo”, ha detto. Tuttavia, ha espresso amarezza per l’assenza di un riferimento a Emanuela durante l’Angelus del 22 giugno, anniversario della scomparsa:
“Mi aspettavo una parola, e non è arrivata. Neanche mia madre l’ha sentita. È stato un brutto segnale”.
Nonostante ciò, Orlandi sceglie la speranza:
“Papa Leone ha parlato di pace, verità e giustizia come basi del suo pontificato. Se sarà coerente con queste parole, allora possiamo ancora sperare. Io aspetto. E devo restare ottimista, sempre”.

