Pubblicato il 30 Marzo 2026
Accesso concesso ma con forti limitazioni
Dopo le tensioni dei giorni scorsi, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha ottenuto il permesso di accedere alla Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Tuttavia, le celebrazioni pasquali potranno svolgersi esclusivamente in forma simbolica e con partecipazione limitata, come stabilito dalle autorità israeliane per motivi di sicurezza legati all’operazione militare in corso.
La polizia ha spiegato che, a seguito di un confronto con il cardinale, è stato definito un accordo che consente lo svolgimento delle cerimonie, ma in modalità ridotta, includendo anche il rito del Santo Fuoco. La decisione nasce dalla necessità di fronteggiare un “pericolo reale e immediato” per i fedeli, dopo recenti attacchi missilistici che hanno colpito l’area della Città Vecchia.
L’intervento del governo israeliano
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha disposto che a Pizzaballa fosse garantito “pieno e immediato accesso” al Santo Sepolcro, dopo che in precedenza gli era stato impedito di entrare durante la Domenica delle Palme.
Secondo le autorità, la situazione di sicurezza resta estremamente delicata, con frammenti di missili caduti nelle vicinanze dei luoghi sacri, rendendo necessarie restrizioni temporanee anche per evitare grandi assembramenti.
Le Chiese: garantite le liturgie, ma senza fedeli
Il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Custodia della Terra Santa hanno confermato che è stato raggiunto un accordo con le autorità: i rappresentanti delle Chiese potranno accedere al Santo Sepolcro per celebrare le liturgie, mantenendo vive le tradizioni pasquali.
Allo stesso tempo, però, le restrizioni sui raduni pubblici restano in vigore, motivo per cui le celebrazioni saranno trasmesse in diretta per i fedeli in tutto il mondo. Le istituzioni religiose hanno ribadito che la libertà di culto rappresenta un valore fondamentale, soprattutto in un contesto di conflitto.
La posizione dell’Italia
A seguito dell’accaduto, l’ambasciatore israeliano è stato convocato alla Farnesina. Il governo italiano ha sottolineato la necessità di garantire pienamente la libertà religiosa a Gerusalemme, città simbolo per diverse confessioni.
Durante l’incontro è stato evidenziato anche il ruolo delle comunità cristiane, considerate fondamentali per favorire dialogo, mediazione e convivenza tra culture e religioni diverse.
Pizzaballa: “Solo un malinteso”
Il cardinale ha ridimensionato l’episodio, parlando di “fraintendimenti” in una situazione già molto complessa. Ha chiarito che non era stata richiesta alcuna celebrazione pubblica, ma solo una breve cerimonia privata, nel rispetto delle regole.
Ha inoltre sottolineato che non ci sono stati scontri con le forze dell’ordine e ha espresso la volontà di collaborare per trovare soluzioni che bilancino sicurezza e diritto alla preghiera.
Sicurezza e tensioni alla base delle restrizioni
Le limitazioni imposte derivano dal contesto di crescente tensione nella regione. Secondo le autorità israeliane, gli attacchi missilistici provenienti dall’Iran hanno reso necessario ridurre drasticamente gli assembramenti, soprattutto nei luoghi simbolicamente più sensibili.
Anche il presidente Isaac Herzog ha definito l’accaduto un “incidente” legato alla situazione di emergenza, ribadendo l’impegno dello Stato a tutelare la libertà religiosa.
Reazioni internazionali
L’episodio ha suscitato numerose critiche a livello globale.
L’Alto rappresentante UE Kaja Kallas ha parlato di violazione della libertà di culto, sottolineando la necessità di preservare il carattere multireligioso di Gerusalemme.
Critiche anche dagli Stati Uniti e da diversi leader europei:
- Emmanuel Macron ha denunciato una violazione dello status dei luoghi santi
- Pedro Sánchez ha definito l’episodio “un attacco ingiustificato alla libertà religiosa”
Secondo molti osservatori, le restrizioni appaiono sproporzionate, soprattutto considerando il numero limitato di partecipanti previsto per le celebrazioni.

