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Polemica sul podcast con il figlio di Totò Riina: la dura reazione dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia

Pubblicato il 20 Settembre 2025

Lo sconcerto dell’Ordine

L’Ordine dei giornalisti di Sicilia ha espresso forte indignazione per i contenuti di una conversazione trasmessa sul web tra i conduttori di un podcast e il figlio del boss mafioso Totò Riina.
Secondo l’Ordine, non si può parlare di “intervista” poiché i conduttori non sono giornalisti e perché al figlio di Riina è stato permesso di esaltare la figura del padre senza alcun richiamo ai reati e alle condanne definitive a suo carico.
Tale episodio viene definito “un’offesa alle vittime di Riina, a tutte le vittime di mafia e all’intera categoria dei giornalisti”, con un pensiero particolare rivolto a chi ogni giorno esercita la professione rischiando la propria sicurezza personale e il proprio patrimonio a causa di querele temerarie.

Le possibili conseguenze legali

L’Ordine dei giornalisti ha invitato le autorità competenti a verificare se durante la registrazione possano emergere ipotesi di reato, annunciando che procederà a valutare anche il possibile esercizio abusivo della professione giornalistica da parte dei conduttori.

Le reazioni istituzionali

La presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, ha commentato con fermezza: “Le parole del figlio di Totò Riina sono crudeli e feroci come la storia della sua famiglia. Nessuna narrazione distorta potrà mai trasformare dei boss mafiosi in uomini da ammirare. Lo Stato ha vinto, loro hanno perso. Questa verità non potrà mai essere cancellata”.

Anche il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha espresso indignazione: “Le dichiarazioni del figlio di Riina sono gravissime e offensive verso la memoria di Giovanni Falcone, delle vittime della mafia e di tutti i siciliani che lottano ogni giorno per la legalità. Non si può accettare alcun tentativo di riscrivere la storia con falsità: Falcone è stato ucciso perché simbolo della lotta alla mafia, e questo è un punto fermo”.

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