Pubblicato il 28 Settembre 2025
Blocco del carico e sciopero europeo contro i traffici bellici
I portuali di Genova hanno nuovamente bloccato il carico di armi destinato a Israele, lanciando al contempo l’idea di uno sciopero europeo contro i traffici di armi. La mobilitazione della città ha visto migliaia di persone in corteo, chiedendo la fine del genocidio a Gaza e dell’occupazione in Palestina.
Ieri, sabato 27 settembre, il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) insieme all’Unione Sindacale di Base (USB) hanno fermato le operazioni di carico della nave Zim New Zealand, al Terminal Spinelli. La nave israeliana era pronta a imbarcare dieci container contenenti materiale esplosivo. La reazione dei portuali è stata immediata: dopo aver appreso la notizia durante la fiaccolata per Gaza, si sono diretti in corteo verso il terminal, proclamando uno sciopero immediato e occupando il varco portuale di ponte Etiopia. Con loro, una prima delegazione di manifestanti – studenti, attivisti e cittadini – ha formato rapidamente un presidio di circa duemila persone davanti al porto.
Le immagini e le conferme sono arrivate intorno alle 22:00: la Zim New Zealand ha lasciato il porto senza caricare nulla. Il blocco è riuscito, e la pressione dei lavoratori ha dato i suoi frutti. Dai varchi del terminal si è levato un applauso spontaneo. Il Calp ha commentato: “A Genova non c’è spazio per i traffici di morte. Non caricheremo armi che alimentano massacri e genocidi. Con la Palestina nel cuore, continueremo a bloccare ogni nave della compagnia Zim che attraccherà in porto”.
Dalla fiaccolata al porto: Genova in piazza per Gaza
L’azione dei portuali si è inserita in una giornata di mobilitazione intensa, con oltre 25mila persone che hanno attraversato la città in una fiaccolata promossa da Music for Peace, a sostegno della Global Sumud Flotilla, missione umanitaria e politica diretta a Gaza. Il corteo è partito da via Balleydier, passando sotto l’Università di Genova, dove studenti occupano l’ateneo chiedendo la rottura di ogni legame con istituzioni accademiche israeliane, come segno di protesta contro il genocidio a Gaza.
La fiaccolata è stata accolta in piazza Matteotti dalla sindaca Silvia Salis, che ha dichiarato: “Questa città ha nel proprio DNA la solidarietà e il coraggio. Non possiamo restare in silenzio davanti a quello che accade a Gaza. Sempre Palestina libera”. Al suo fianco, Stefano Rebora, presidente di Music for Peace, ha sottolineato l’urgenza degli aiuti: “A Gaza si mangia la sabbia, per sopravvivere. Un chilo di farina costa 40 dollari“. Parallelamente, nella cattedrale di San Lorenzo, si è svolta una veglia di preghiera promossa dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’arcivescovo Marco Tasca: “La pace è un bene che non possiamo più dare per scontato. In Palestina e in troppe parti del mondo le armi parlano ogni giorno”.
Portuali europei uniti per fermare le armi
Lo stesso giorno, al Cap – centro sociale vicino alla Stazione Marittima, si è tenuta un’assemblea internazionale dei portuali con delegati da Spagna, Francia, Grecia, Belgio e Germania. L’obiettivo comune è costruire una rete dei “porti di pace”, capace di impedire il transito di armamenti verso Israele e altre zone di conflitto. Durante l’incontro è stata rilanciata l’idea di uno sciopero internazionale nei porti europei contro i traffici bellici, iniziativa promossa dai portuali del Calp e dell’USB.
L’assemblea ha assunto così un significato politico e collettivo, oltre che sindacale. I lavoratori hanno dichiarato con chiarezza: “Non saremo complici del genocidio in corso a Gaza. Nei porti del Mediterraneo non deve più passare nessuna nave che trasporta morte. Se i governi tacciono, se le istituzioni sono complici, toccherà a noi fermare le armi con le nostre mani”.

