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Presidente Tar, il 2026 potrebbe essere l’anno di una riforma tanto attesa

Pubblicato il 27 Febbraio 2026

L’auspicio del Consiglio di Stato

Il 2026 potrebbe rappresentare una svolta storica per la giustizia amministrativa, con l’avvio di una riforma ordinamentale attesa da tempo. A rilanciare questa prospettiva è stato il presidente del Consiglio di Stato, che nella relazione sull’attività della magistratura amministrativa dello scorso 10 febbraio ha sottolineato la necessità di arrivare a una proposta equilibrata e condivisa, capace di armonizzare le complesse funzioni attribuite al giudice amministrativo.

Un passaggio che, oggi, appare meno teorico e più concreto, anche alla luce del clima riformatore che negli ultimi anni ha interessato tanto la giurisdizione ordinaria quanto quella contabile.

L’intervento del presidente del Tar Sicilia

A tornare sul tema è stato Salvatore Veneziano, presidente del Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, intervenuto durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Secondo Veneziano, le condizioni per avvicinarsi a una riforma sembrano oggi più favorevoli, proprio grazie al contesto generale di revisione degli assetti giudiziari.

Pur evitando qualsiasi valutazione di merito sulle riforme in corso, per rispetto del processo istituzionale e del ruolo degli organi costituzionali coinvolti, il presidente ha posto una questione centrale: gli interventi riformatori attuali incidono direttamente sull’ordinamento della giustizia amministrativa?

Effetti diretti esclusi, restano le incognite indirette

La risposta, sul piano formale, appare netta: non si registrano effetti diretti, poiché le norme costituzionali che disciplinano le magistrature speciali non sono state modificate.

Più complesso, invece, valutare l’eventuale impatto indiretto delle riforme in atto. In questo caso, ha spiegato Veneziano, entrano in gioco molteplici variabili, tra cui anche l’incertezza legata all’esito referendario, che potrebbe influenzare il quadro complessivo.

Il dibattito resta dunque aperto, ma il 2026 si profila come un possibile punto di svolta per l’assetto della giustizia amministrativa italiana.

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