Pubblicato il 9 Febbraio 2026
La conversione del decreto che autorizza l’invio di armi e aiuti a Kiev rischia di passare alla Camera con numeri risicati. A rendere esplosiva la situazione è un emendamento soppressivo promosso dai parlamentari vicini al generale Roberto Vannacci, che potrebbe costringere l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni a porre la questione di fiducia.
La mossa dell’area Vannacci e l’incidente parlamentare
La giornata parlamentare di oggi, 9 febbraio, si è aperta con l’annuncio ufficiale della confluenza nel gruppo Misto dei deputati Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, esponenti dell’area Vannacci. A loro si aggiunge Emanuele Pozzolo, già collocato nel Misto dopo l’espulsione da Fratelli d’Italia.
Nel giro di poche ore, il neonato contenitore politico Futuro Nazionale ha provocato un primo, serio incidente parlamentare. Un episodio che, secondo più fonti, avrebbe spinto il governo a maturare una decisione ormai quasi definitiva: blindare il decreto Ucraina con una mozione di fiducia, per evitare sorprese durante l’esame in Aula.
L’emendamento che spacca la maggioranza
Il punto di rottura è rappresentato da un emendamento firmato da Pozzolo, Sasso e Ziello che propone la soppressione totale dell’articolo 1 del decreto, quello che conferma l’invio di aiuti umanitari a Kiev.
Secondo Futuro Nazionale, l’iniziativa avrebbe trovato consensi anche tra diversi deputati della Lega, già critici nei mesi scorsi sulla linea italiana a sostegno dell’Ucraina. Una convergenza potenzialmente pericolosa per la tenuta della maggioranza.
In una nota, i parlamentari hanno lanciato una sfida esplicita: «Vedremo quanti patrioti nel centrodestra voteranno davvero nell’interesse degli italiani», sottolineando il rischio di assenze strategiche soprattutto tra le fila leghiste.
La posizione è netta: nuovi invii di armamenti non favorirebbero la pace, che, se raggiunta prima, garantirebbe condizioni migliori all’Ucraina. A questo si aggiunge la critica sull’uso delle risorse pubbliche italiane, ritenute non adeguatamente tutelate alla luce di recenti scandali di corruzione emersi nel contesto ucraino.
Perché il governo pensa alla fiducia
Di fronte a un fronte interno tutt’altro che compatto, l’ipotesi della fiducia appare come una scelta difensiva. La mozione farebbe decadere tutti gli emendamenti, costringendo i partiti di maggioranza a confermare il sostegno all’esecutivo, rinviando il voto sul merito del provvedimento a una fase successiva.
Per la Lega, un eventuale passo indietro sarebbe praticamente impossibile. Più complessa la posizione di Futuro Nazionale, chiamata a decidere se sostenere il governo Meloni o sfilarsi su un tema considerato identitario come quello ucraino.
«Abbiamo appreso questa ipotesi da poco, valuteremo con calma», ha dichiarato Rossano Sasso, anticipando però che la battaglia non si fermerà: il contenuto dell’emendamento sarà riproposto in tre ordini del giorno, che prevedono sia lo stop agli aiuti militari sia una diversa destinazione dei fondi.
Le possibili convergenze e il ruolo dell’opposizione
In teoria, sugli ordini del giorno potrebbero emergere segnali trasversali, dal momento che le proposte dell’area Vannacci sono simili a quelle presentate da Avs e Movimento 5 Stelle. Resta però da capire se l’opposizione di sinistra vorrà davvero sostenere una linea comune su questo terreno.
Il Partito Democratico, invece, ha già chiarito la propria posizione: voto contrario alla fiducia, ma favorevole al decreto. Una scelta che conferma il sostegno alla linea internazionale del governo, pur mantenendo una distanza politica dall’esecutivo Meloni.

