Pubblicato il 25 Giugno 2025
Un mondo sempre più nelle mani degli autocrati
«Ci stiamo dirigendo verso un equilibrio globale basato sugli autoritarismi, che potrebbe anche garantire una certa stabilità, ma si tratterà di una stabilità inquietante, perché fondata esclusivamente sul potere e non sulla volontà dei popoli». È questo l’allarme lanciato da Romano Prodi, ex presidente del Consiglio, in un’intervista rilasciata a La Stampa.
Secondo Prodi, il mondo sta attraversando una fase di trasformazione geopolitica profonda: «Oggi domina l’idea che la forza sia l’unico criterio decisionale, accompagnata da un crescente disprezzo per il diritto internazionale». A suo avviso, l’autoritarismo russo e cinese, da sempre criticato dall’Occidente, sembra ormai diventare un modello anche in ambito occidentale.
Nel giorno in cui ricorrono gli 80 anni dalla nascita della Carta dell’ONU, Prodi osserva con amarezza: «Il sogno nato nel secondo dopoguerra è ormai finito».
La nuova spartizione del potere globale
Prodi individua una nuova divisione del mondo, frutto degli eventi recenti: «Putin ha ottenuto mano libera sull’Ucraina, mentre Trump – con l’appoggio di Israele – sul Medio Oriente». Questo nuovo assetto sembra delineare un fronte comune tra autocrati, con una conseguenza evidente: «Chi non ha forza, è automaticamente escluso».
Il paradosso più grande, secondo Prodi, è che proprio gli Stati Uniti, storicamente promotori della democrazia, sono diventati il fulcro del coordinamento autoritario globale: «Siamo arrivati a un mondo in cui sembra valere il motto: ‘autocrati di tutto il mondo, unitevi’».
Europa debole, USA dominanti
Sul piano della difesa, Prodi non nega che l’Europa debba investire di più, ma lancia una critica chiara: «Prima di parlare di quanto, si doveva stabilire come». Una vera difesa comune europea deve basarsi su un centro decisionale unitario, regole condivise e una produzione integrata, altrimenti non sarà mai efficace.
«Acquistare i sistemi d’arma più avanzati dagli Stati Uniti, senza una strategia comune, non ci porterà a nulla», afferma. E attacca l’attuale governo italiano: «Segue pedissequamente le indicazioni di Trump. La destra europea, soprattutto quella italiana, lo sostiene come i partiti comunisti sostenevano l’URSS».
In questo scenario, sostenere Trump equivale a nutrire scetticismo verso l’Europa. Una deriva che, secondo Prodi, mette seriamente a rischio il progetto di integrazione europea e la tenuta democratica dell’Occidente.

