Pubblicato il 24 Febbraio 2026
Un incubo durato mesi tra violenze e soprusi
Per mesi avrebbe vissuto in una condizione di paura e sottomissione, tra aggressioni fisiche e verbali, costrizioni sessuali e umiliazioni quotidiane. È quanto emerso dall’indagine dei carabinieri di Reggio Emilia, che hanno raccolto la denuncia di una donna vittima di una relazione segnata da una forte sudditanza psicologica.
Al termine degli accertamenti, i militari hanno denunciato il compagno, un 34enne di origine marocchina residente nel Reggiano, con accuse che vanno dai maltrattamenti contro familiari e conviventi all’induzione all’uso di sostanze stupefacenti, fino alle lesioni personali. Nei giorni scorsi, su disposizione del giudice per le indagini preliminari, l’uomo è stato arrestato e trasferito in carcere.
Chiusa in casa e privata della libertà
Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe esercitato per lungo tempo un controllo ossessivo e totalizzante sulla compagna, arrivando a limitarne drasticamente la libertà personale. La donna sarebbe stata segregata in casa, chiusa a chiave nella camera da letto e autorizzata a uscire solo per svolgere mansioni domestiche o per andare in bagno.
In un episodio, l’avrebbe addirittura legata a un termosifone con una prolunga elettrica, impedendole qualsiasi movimento. In un’altra circostanza, sotto minaccia, l’avrebbe costretta a fumare crack. Secondo le accuse, almeno in due occasioni l’uomo avrebbe imposto rapporti sessuali completi, colpendola con schiaffi e pugni alla testa.
Minacce, umiliazioni e controllo maniacale
La presunta prigionia domestica sarebbe stata accompagnata da insulti, percosse e minacce con oggetti come cacciaviti e forbici. L’uomo avrebbe inoltre esercitato un controllo costante sulle comunicazioni della compagna, cancellando i contatti dal suo cellulare e obbligandola a parlare con la madre solo tramite vivavoce.
In un episodio particolarmente degradante, le avrebbe tolto il cibo, lasciandole alcuni avanzi in un piatto appoggiato a terra e rivolgendole frasi offensive. Secondo il racconto, il 34enne avrebbe spesso dato in escandescenze, distruggendo oggetti in casa, dalla televisione ai lampadari.
Prima di trovare il coraggio di denunciare tutto ai carabinieri, la donna si sarebbe rifugiata più volte a casa di un’amica nel tentativo di sottrarsi alle violenze.

