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Il Regno Unito riconoscerà la Palestina a settembre: la svolta di Starmer

Pubblicato il 30 Luglio 2025

Pressioni interne ed esterne portano il premier a cedere

Dopo settimane di silenzio e riserve, il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato che il Regno Unito riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina a settembre, in vista dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Una decisione arrivata sotto la pressione congiunta del presidente francese Emmanuel Macron, di esponenti del partito laburista e del crescente malcontento interno.

Starmer ha precisato che il riconoscimento sarà condizionato: Israele dovrà adottare misure significative per porre fine alla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza, tra cui il cessate il fuoco e la fine delle ostilità armate.

Londra segue Parigi: una mossa che cambia gli equilibri

Dopo la Francia, la Gran Bretagna sarà il secondo Paese del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e del G7 a riconoscere la Palestina, diventando il 149º Stato al mondo a farlo. L’intento, secondo Downing Street, è quello di fare pressione su Israele affinché metta fine a una guerra che ha già causato oltre 60.000 vittime e una devastante emergenza umanitaria.

“Premiano il terrorismo, puniscono le vittime”, ha commentato furioso il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, definendo il gesto come un regalo ad Hamas. Di segno opposto la reazione della Francia: “Insieme riapriamo la prospettiva di pace”, ha esultato l’Eliseo.

Le ragioni politiche dietro la decisione di Starmer

Il premier britannico ha convocato una riunione straordinaria del governo, interrompendo le ferie dei ministri, per dare forma a una decisione che, pur condizionata, rappresenta una netta inversione di rotta. Starmer ha spiegato: “Riconosceremo uno Stato palestinese come contributo concreto alla soluzione dei due Stati. Il tempo di agire è ora”.

Il leader laburista ha anche chiesto ad Hamas di rilasciare tutti gli ostaggi e di disarmarsi completamente, affinché non abbia più alcun ruolo nel futuro del territorio palestinese.

Berlino più cauta, ma si unisce alla missione diplomatica

Friederich Merz, il cancelliere tedesco, ha preferito mantenere una linea più prudente, ribadendo la necessità di una soluzione negoziata tra Israele e Palestina. Tuttavia, Germania, Francia e Gran Bretagna hanno formato un fronte diplomatico comune, ispirandosi alla coalizione già attiva sul dossier Ucraina.

Giovedì prossimo, i ministri degli Esteri dei tre Paesi voleranno in Israele per presentare una posizione unitaria: fine immediata delle operazioni militari a Gaza e ingresso degli aiuti umanitari senza ostacoli.

Aiuti umanitari: nuovi voli in arrivo

Nonostante le critiche alla scarsa efficacia dei lanci aerei di viveri, l’impegno continua. Domani due aerei tedeschi porteranno aiuti a Gaza; venerdì sarà la volta della Francia con 40 tonnellate di materiali. Il Regno Unito si era già unito all’iniziativa subito dopo l’approvazione israeliana.

Secondo fonti diplomatiche, Starmer avrebbe informato Netanyahu telefonicamente della decisione prima dell’annuncio ufficiale, cercando di attenuare l’impatto diplomatico e chiarire che la scelta non intende colpire Israele ma rilanciare un processo di pace.

L’Olanda contro l’estrema destra israeliana

Nel frattempo, l’Olanda ha dichiarato “personae non gratae” i ministri israeliani ultranazionalisti Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, accusati di incitamento alla violenza, sostegno agli insediamenti illegali e invocazioni alla pulizia etnica a Gaza.

Immediata la reazione del ministro Smotrich: “I Paesi Bassi si sono arresi alle menzogne dell’Islam radicale”. Foto: di Simon Dawson wikimedia.org

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