Pubblicato il 1 Ottobre 2025
La decisione del Tribunale di Latina
Non è la prima volta che un magistrato richiama un avvocato per l’uso improprio dell’intelligenza artificiale nella redazione degli atti, ma questa volta le parole sono state particolarmente dure. La giudice Valentina Avarello, del Tribunale di Latina, ha stigmatizzato il comportamento di un legale che ha affidato gran parte del suo lavoro all’AI.
“Scritti difensivi di scarsa qualità”
Secondo la sentenza, il ricorso presentato era di “scarsa rilevanza e qualità” e, come molti altri depositati dallo stesso avvocato, appariva redatto in maniera automatica. La giudice ha sottolineato come fosse evidente non solo dal modo in cui è stato gestito il procedimento – con il deposito degli atti appena il giorno dopo la fissazione dell’udienza – ma soprattutto per la mancanza di coerenza, pertinenza e rilevanza degli argomenti utilizzati.
Un atto confuso e privo di fondamento
Il documento era descritto come “un insieme disordinato di citazioni normative e giurisprudenziali”, spesso prive di logica e non pertinenti al caso. Inoltre, la magistrata ha evidenziato che l’avvocato, nonostante fosse stato più volte convocato per chiarimenti, non si è mai presentato in udienza.
Condanna per negligenza e malafede
La conclusione della sentenza è stata netta: il comportamento del legale ha mostrato “negligenza” e “malafede” nell’assistenza al cliente. Per questo motivo, il giudice ha applicato l’articolo 96 del codice di procedura civile, condannando l’avvocato al pagamento di una sanzione per lite temeraria. Fonte: Agi

