Pubblicato il 27 Settembre 2025
L’orsa simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo
Era la notte del 31 agosto 2023 quando, a San Benedetto dei Marsi, l’orsa Amarena fu colpita a morte da un colpo di fucile mentre si muoveva insieme ai suoi cuccioli. L’autore del gesto, A.L., 58 anni, dovrà ora affrontare il processo con l’accusa di uccisione di animale aggravata dalla crudeltà.
La data del processo
L’udienza dibattimentale è stata fissata per il 19 gennaio 2026 presso il Tribunale di Avezzano, dopo una lunga fase preliminare caratterizzata da diversi rinvii. Alla decisione erano presenti molti rappresentanti delle 48 parti civili, tra cui il Comune di Villalago e numerose associazioni ambientaliste.
La voce delle associazioni
Per gli ambientalisti Amarena rappresentava molto più di un semplice animale: “Era un patrimonio di biodiversità e il simbolo della convivenza tra fauna selvatica e comunità locali”, ha dichiarato l’Enpa.
Le associazioni chiedono tuttavia un riesame della gravità dei capi d’accusa, ritenuti non proporzionati rispetto alla portata del gesto, definito un fatto senza precedenti nella storia del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Un caso senza precedenti
Il direttore del Parco, Luciano Sammarone, aveva sottolineato la gravità dell’accaduto: “Non era mai stata uccisa una mamma orsa con i suoi cuccioli nella storia del Parco”.
Anche l’associazione Appennino Ecosistema ha ribadito come l’uccisione di Amarena abbia provocato un danno all’intero ecosistema degli Appennini centrali, richiamando l’applicazione delle più severe disposizioni del codice penale in materia di tutela ambientale.
Chi era Amarena
Amarena era una femmina di orso bruno marsicano, specie di cui oggi sopravvivono appena una cinquantina di esemplari. Nota per la sua eccezionale fertilità, era arrivata a dare alla luce fino a quattro cuccioli in una sola cucciolata.
La sera della tragedia si trovava con i suoi due piccoli, ancora incapaci di sopravvivere da soli, che dopo lo sparo si allontanarono nel buio.
Le indagini hanno chiarito che l’uccisione fu volontaria: la perizia balistica disposta dalla Procura ha confermato che il colpo fu esploso con l’intento di colpire a morte l’animale e non per errore o per spaventarlo. Immagine di repertorio

