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Riprende a Torino il processo d’appello al gioielliere Mario Roggero

Pubblicato il 12 Novembre 2025

La vicenda giudiziaria

È ripreso oggi a Torino il processo d’appello a Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour di 71 anni, condannato in primo grado a 17 anni di reclusione per l’uccisione di due rapinatori e il tentato omicidio del terzo durante un assalto avvenuto nel 2021.

Secondo il pubblico ministero Davide Greco, che rappresenta l’accusa insieme al collega Giancarlo Avenati Bassi, “non si è trattato di legittima difesa, ma di una illegittima vendetta”. La procura generale ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado.

La ricusazione dei giudici e il ruolo della Cassazione

Nel frattempo è emerso che il prossimo 3 dicembre la Corte di Cassazione esaminerà la richiesta di ricusazione dei giudici torinesi, avanzata dagli avvocati di Roggero. La contestazione è legata ad alcune considerazioni espresse in una fase precedente del procedimento, che la difesa ritiene possano aver compromesso l’imparzialità del collegio.
In attesa della decisione della Suprema Corte, il processo proseguirà regolarmente.

Le prove mostrate in aula

Durante l’udienza, il pm Greco ha riproposto in aula i filmati delle telecamere di sorveglianza che documentano l’inseguimento e gli spari in strada, insieme agli audio delle chiamate al 112 effettuate dallo stesso Roggero. “Sono prove che parlano da sole”, ha dichiarato il magistrato, sostenendo che la tesi della legittima difesa non regge.

Secondo l’accusa, il gioielliere non agì per proteggere la moglie, come sostenuto dalla difesa, poiché la donna si trovava al sicuro nel negozio e lui ne era consapevole. L’intento, ha aggiunto il pm, sarebbe stato quello di “punire i rapinatori”, come confermato da una sua intervista successiva, in cui Roggero dichiarò di non voler permettere che i malviventi “la facessero franca”.

Greco ha poi ricordato che i rapinatori del precedente assalto del 2015 erano stati arrestati e condannati, sottolineando che, a differenza di quanto sostenuto dall’imputato, “non l’avevano fatta franca”. “Roggero – ha affermato il pm – si è fatto giudice e carnefice, reintroducendo di fatto la pena di morte per evitare processi lunghi e noiosi.”

La presenza del procuratore generale

All’udienza di oggi era presente anche la procuratrice generale del Piemonte, Lucia Musti, a testimonianza della grande attenzione istituzionale che il caso continua a suscitare.

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