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Roma, scontro sui manifesti della sicurezza: Lega accusa il Comune di censura. La replica del Campidoglio

Pubblicato il 26 Luglio 2025

Polemica sulla campagna pubblicitaria del Carroccio rimossa dal Campidoglio

Sabato 26 luglio. La Lega e il Comune di Roma si fronteggiano duramente sulla questione dei manifesti legati al Decreto Sicurezza. Al centro dello scontro politico, la decisione del Campidoglio di far rimuovere i cartelloni affissi dal partito di Matteo Salvini nella Capitale.

La denuncia della Lega: “Atto di censura politica”

Secondo la Lega, la rimozione dei manifesti rappresenta un tentativo di censura. In una nota ufficiale, il partito accusa l’amministrazione comunale di aver impedito la libera espressione politica: «Il Comune, che in passato ha sostenuto manifestazioni di sinistra, ora decide di far sparire i nostri manifesti sul Decreto Sicurezza, dove si parlava anche di sgomberi e furti in metropolitana».

La polemica si infiamma quando la Lega afferma di aver ricevuto una comunicazione ufficiale in cui si chiedeva la “rimozione immediata” dei manifesti.
Il Carroccio definisce l’episodio come

«Un attacco alla democrazia e alla libertà d’opinione»,
e annuncia battaglia in tutte le sedi: «Non accetteremo bavagli ideologici. Chi governa Roma pensi ai problemi delle periferie invece di mandare la Polizia Locale a rimuovere manifesti politici».
Il partito fa inoltre sapere di aver presentato formale denuncia.

La replica del Comune di Roma: “Contenuti etnicamente discriminatori”

Dal Campidoglio la risposta non si fa attendere: «Non è censura, ma rispetto delle regole».
Il Comune chiarisce che la rimozione dei manifesti è stata disposta perché «violate le norme sui contenuti etici della pubblicità» e che alcuni cartelloni contenevano stereotipi legati all’appartenenza etnica.

L’intervento è stato deciso dagli uffici competenti, a seguito di esposti da parte dei cittadini, e non per iniziativa politica, sottolineano da Palazzo Senatorio.

Inoltre, il Comune precisa che «è sempre possibile presentare ricorso o modificare i contenuti per renderli conformi al regolamento vigente».

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