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Andrea Pucci

Sanremo 2026, Andrea Pucci rinuncia alla co-conduzione tra polemiche e scontro politico

Pubblicato il 9 Febbraio 2026

Il passo indietro a due settimane dal Festival

Il clima attorno a Sanremo 2026 si infiamma dopo la decisione di Andrea Pucci di rinunciare alla co-conduzione della terza serata, prevista per il 26 febbraio. Il comico, inizialmente entusiasta dell’invito ricevuto da Carlo Conti, ha scelto di fare un passo indietro dopo le forti polemiche esplose nei giorni successivi all’annuncio.

Solo poche ore prima, Pucci aveva celebrato la notizia sui social con uno scatto ironico pubblicato su Instagram. Un post che è stato poi rimosso quando la rinuncia all’Ariston è diventata ufficiale. La comunicazione sarebbe arrivata a Conti nella serata di sabato, costringendo il direttore artistico a rivedere in corsa un cast ancora in fase di definizione, a meno di due settimane dall’inizio del Festival.

Nei piani del conduttore toscano, i prossimi giorni avrebbero dovuto essere dedicati all’annuncio di nuove co-conduttrici e ospiti, oltre alla già confermata Laura Pausini. Ora, però, la casella del 26 febbraio resta vacante, e non si esclude che Conti possa decidere di non sostituire Pucci.

Le polemiche e l’intervento della maggioranza

Alla base della rinuncia ci sarebbero le critiche politiche seguite alla sua designazione. Esponenti delle opposizioni avevano riportato alla luce alcune battute del comico, ritenute offensive e politicamente scorrette, accusandolo di volgarità e di simpatie per la destra.

La maggioranza, invece, ha fatto quadrato attorno all’artista. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “clima di intimidazione e odio”, sostenendo che sia inaccettabile spingere qualcuno a rinunciare a un palco per pressioni ideologiche.

Secondo la premier, la vicenda dimostrerebbe un doppio standard: “La satira è considerata sacra quando colpisce gli avversari, ma diventa censurabile quando prende di mira la sinistra”. In un’intervista ha ribadito di non tollerare il “doppiopesismo”, citando anche vignette e attacchi ricevuti in passato, e sollevando una domanda: “Quando attaccano me è satira, quando attaccano altri è sessismo?”.

Meloni ha aggiunto di preferire una separazione netta tra politica e palco dell’Ariston: “Se Pucci fosse salito sul palco, gli si poteva chiedere di evitare la politica. Ma chiederne la censura a priori è sbagliato”.

Solidarietà al comico è arrivata anche dai vicepremier Matteo Salvini, che ha parlato di libertà di pensiero e di sorriso, e Antonio Tajani, che ha criticato l’idea di un “pensiero unico”. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha rivelato di aver contattato Pucci per esprimergli vicinanza e invitarlo a riflettere sulla decisione.

La replica delle opposizioni

Dall’altra parte, le opposizioni accusano il governo di spostare l’attenzione su una questione secondaria. Stefano Graziano, componente Pd della Vigilanza Rai, ha sottolineato come, a suo avviso, in un momento segnato da emergenze sociali e territoriali, il dibattito si sia concentrato sulla scaletta del Festival.

Anche il leader del M5s Giuseppe Conte ha criticato l’esecutivo, sostenendo che i problemi reali del Paese – dalla sanità alle bollette, fino ai salari – meriterebbero maggiore attenzione rispetto alla presenza di un comico a Sanremo.

La posizione della Rai

La Rai ha espresso “grande rammarico” per la decisione di Pucci, facendo riferimento alle minacce ricevute e al clima di tensione che si sarebbe creato attorno alla sua partecipazione.

L’azienda ha parlato di preoccupazione per un clima di intolleranza e violenza verbale nei confronti di un artista, sottolineando come la satira e la comicità rappresentino forme di espressione della libertà di pensiero. Una situazione che, secondo la tv pubblica, dovrebbe far riflettere tutto il mondo dello spettacolo.

Intanto, mentre lo scontro politico prosegue, resta aperta la questione della terza serata del Festival. E Sanremo, ancora prima di iniziare, si ritrova già al centro del dibattito nazionale.

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