Pubblicato il 14 Febbraio 2026
Le parole sul futuro dell’insegnamento
Sta facendo discutere l’intervento del divulgatore e docente di fisica Vincenzo Schettini, ospite del podcast The Bsmt condotto da Gianluca Gazzoli. Alcuni passaggi dell’intervista, rilanciati soprattutto su X, sono diventati rapidamente virali, scatenando un acceso confronto online.
Secondo Schettini, il modello tradizionale di scuola è destinato a trasformarsi profondamente. «L’insegnamento cambierà molto», ha spiegato, immaginando un sistema in cui la didattica non sarà più confinata alle aule, ma si estenderà anche al digitale. Nella sua visione, molti insegnanti potrebbero scegliere il part-time e proporre contenuti formativi online, anche a pagamento.
Il punto più dibattuto riguarda proprio il valore economico della cultura. «Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e la buona cultura no?», ha osservato il professore. Per Schettini, è necessario superare l’idea che la cultura debba essere sempre gratuita. Se un metodo funziona ed è efficace, sostiene, è legittimo che diventi un prodotto accessibile sul mercato. A sostegno della sua tesi ha portato un esempio personale: l’acquisto di corsi di inglese online, scelti per la qualità del metodo.
L’ondata di critiche: «L’istruzione è un diritto»
Le dichiarazioni hanno generato una valanga di reazioni. Molti utenti hanno espresso forte dissenso, richiamando i principi costituzionali che tutelano il diritto allo studio. «L’istruzione deve essere garantita a tutti», sottolineano diversi commenti, citando gli articoli 33 e 34 della Costituzione.
Per alcuni, l’idea di contenuti didattici a pagamento rischia di ampliare le disuguaglianze, creando una distinzione tra chi può permetterseli e chi no. «L’istruzione è un diritto inviolabile e va protetto», scrivono in molti, accusando il docente di promuovere una visione troppo orientata al mercato.
Le voci a favore: «Non ha detto che lo Stato si tirerà indietro»
Accanto alle critiche non mancano però i commenti di chi difende il divulgatore. Secondo alcuni sostenitori, le sue parole non rappresentano un attacco alla scuola pubblica, ma una riflessione sull’evoluzione della professione docente.
C’è chi interpreta l’intervento come un messaggio rassicurante per gli insegnanti preoccupati dall’impatto delle nuove tecnologie, sottolineando che l’insegnamento ha sempre avuto un costo e che Schettini non ha mai affermato che lo Stato dovrebbe smettere di finanziarlo.
Il dibattito resta aperto: tra diritto allo studio e valorizzazione economica della cultura, la questione tocca uno dei temi più delicati del futuro dell’istruzione.

