Pubblicato il 11 Novembre 2025
La decisione politica del presidente della Regione Siciliana
La revoca degli assessori della Democrazia Cristiana dalla Giunta regionale è, secondo Renato Schifani, un atto dovuto, irrinunciabile e inevitabile. Il presidente della Regione Siciliana ha spiegato in un’intervista a La Sicilia che la decisione è di natura esclusivamente politica, motivata dall’incompatibilità della presenza di un partito i cui fondatore e capogruppo sono indagati per presunti appalti truccati.
Schifani ha chiarito che, pur non essendoci ancora un esito processuale, le accuse possiedono “una pregnanza tale da rendere necessaria una presa di posizione immediata”.
“La Dc in giunta è incompatibile con i principi di trasparenza”
Il governatore ha sottolineato che la presenza della Dc in Giunta oggi contrasta con i valori di trasparenza e legalità su cui ha sempre fondato la propria azione di governo. “Il mio esecutivo non può permettersi ombre o ambiguità”, ha dichiarato Schifani, precisando di non aver mai preso in considerazione l’ipotesi di azzerare la Giunta o di abbandonare l’incarico.
Secondo il presidente, l’inchiesta coinvolge direttamente i vertici del partito e il suo fondatore, delineando “un sistema di gestione finalizzato a commettere reati”.
“Due livelli diversi rispetto ad altri casi”
Alla domanda sui casi degli assessori Amata (FdI) e Sammartino (Lega) — la prima indagata, il secondo imputato per corruzione — Schifani ha risposto che si tratta di situazioni non comparabili. “Alla Dc vengono contestati reati che riguardano un sistema di partito, mentre negli altri casi si parla di vicende personali legate ai singoli”, ha precisato, evidenziando che si tratta di due piani completamente distinti.
Rapporti politici e replica alle opposizioni
Schifani ha confermato di essere in costante contatto con Antonio Tajani, con il quale mantiene “un rapporto strutturato e di piena collaborazione”, e di avere un ottimo dialogo con Giorgia Meloni.
Rispondendo alle critiche del Partito Democratico e alla richiesta di commissariamento della Regione avanzata da Carlo Calenda, il presidente ha replicato con fermezza: “Siamo in democrazia e tutti possono esprimere opinioni, ma parlare di commissariare la Sicilia è offensivo e costituzionalmente impraticabile”.
“Andare avanti per rispetto dei siciliani”
Schifani ha infine ribadito la volontà di proseguire il proprio mandato, difendendo il lavoro svolto finora dal suo governo: “Sarebbe un sacrilegio e una follia interrompere questo percorso. Fermare oggi la macchina amministrativa significherebbe pregiudicare un momento positivo per la Sicilia. Io vado avanti, nel pieno rispetto dell’impegno preso con i cittadini.”

