Pubblicato il 2 Dicembre 2025
Un tavolo di confronto bloccato da anni
Dopo l’ennesimo tentativo andato a vuoto di riaprire il confronto sul contratto integrativo aziendale, scaduto nel 2019, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato per il 5 dicembre uno sciopero nazionale che coinvolgerà tutte le lavoratrici e i lavoratori di Ikea. Prevista anche una manifestazione con presidio davanti alla sede di Carugate (Milano).
Criticità crescenti e premi ritenuti inaccettabili
Secondo i sindacati, l’azienda avrebbe messo in campo un sistema premiante giudicato inadeguato e continuerebbe a operare in maniera unilaterale, senza coinvolgere le rappresentanze dei dipendenti.
Un caso ritenuto particolarmente emblematico è il recente divieto di accesso alla mensa per i lavoratori part-time con pause ridotte, decisione considerata in aperto contrasto con accordi storici e prassi consolidate.
Rapporti sindacali in deterioramento
Le organizzazioni sindacali denunciano che, sia a livello territoriale sia nei singoli punti vendita, le relazioni con l’azienda sono in forte crisi. Sempre più spesso, Ikea deciderebbe in autonomia per poi comunicare le novità a posteriori, senza avviare quei confronti previsti dal contratto integrativo su temi come turni, mansioni e organizzazione del lavoro.
Livelli, professionalità e mansioni: i nodi irrisolti
Tra le questioni più controverse, i sindacati segnalano la volontà dell’azienda di mantenere la deroga sui passaggi al 3° livello e il mancato riconoscimento del ruolo degli specialisti che operano come progettisti.
Per le sigle sindacali, la strategia di Ikea appare ormai chiara: abbassare la classificazione delle lavoratrici e dei lavoratori, imponendo un modello in cui “tutti devono fare tutto”, indipendentemente dall’inquadramento o dalle competenze professionali.
Condizioni di lavoro ritenute peggiorative
A questo si somma, denunciano i sindacati, un’organizzazione del lavoro che peggiora le condizioni dei dipendenti rispetto al Ccnl e alla normativa vigente, sfruttando ogni margine possibile “ai fini del profitto a tutti i costi”.
Il 5 dicembre, la protesta nazionale cercherà di portare queste istanze al centro dell’attenzione.

