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Scuole al freddo in Sicilia, Rifondazione Comunista: “I soldi per le armi, però, ci sono”

Pubblicato il 17 Gennaio 2026

Il comunicato di Rifondazione Comunista

Peppe Puccia
Segretario Federazione Siracusa/Ragusa
Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

In Sicilia, e in particolare nelle province di Siracusa e Ragusa, l’emergenza freddo nelle scuole ha ormai assunto dimensioni allarmanti. Riscaldamenti non funzionanti, impianti mai avviati o fuori uso da anni e temperature che scendono ben al di sotto dei limiti di legge stanno costringendo migliaia di studenti a seguire le lezioni con giubbotti, sciarpe e coperte. Una situazione che non è più episodica, ma strutturale, e che mette seriamente in discussione il diritto allo studio e la tutela della salute.

Siracusa, studenti in mobilitazione: occupato il Liceo Corbino

La protesta ha raggiunto il suo punto più alto a Siracusa, dove gli studenti del Liceo “O.M. Corbino” (nella foto d’apertura) hanno deciso di occupare l’istituto. All’interno delle aule si registrano, si legge nella nota di RC, temperature intorno ai 13 gradi, con impianti di riscaldamento inutilizzabili da anni in entrambe le sedi scolastiche.

L’occupazione, approvata a larga maggioranza, denuncia l’inerzia delle istituzioni competenti e chiede interventi immediati per garantire condizioni minime di dignità e sicurezza.

Criticità diffuse negli istituti della provincia

Il Corbino non è un caso isolato. Situazioni analoghe – continua il comunicato – si registrano anche negli istituti Insolera, Quintiliano, Gagini e Federico II, tutti accomunati da impianti obsoleti, guasti tecnici e continui ritardi negli interventi di manutenzione.

Il Libero Consorzio ha ammesso l’esistenza delle criticità, parlando di vincoli burocratici e carenza di risorse, e ha annunciato lavori in corso, che però non risolvono l’emergenza immediata vissuta quotidianamente da studenti e personale scolastico.

Ragusa e il resto della Sicilia: un’emergenza silenziosa

Anche nel Ragusano, seppur con minore attenzione mediatica, il quadro non cambia. Edifici scolastici vecchi, riscaldamenti fuori uso e manutenzioni rinviate senza scadenze certe rendono l’emergenza freddo una costante. Una realtà che riflette un problema regionale e sistemico, non più tollerabile.

Rifondazione Comunista: “Per le armi i soldi ci sono, per la scuola no”

La protesta di questi giorni ha portato alla luce una contraddizione profonda: per l’istruzione mancano le risorse, mentre per armamenti e spese militari i fondi si trovano rapidamente.

Studenti, docenti e famiglie condividono un sentimento diffuso di abbandono, con la percezione che la scuola venga considerata un settore sacrificabile, a differenza di missioni militari e strategie belliche.

Studiare a 10 gradi è inaccettabile

È inaccettabile che si reperiscano miliardi per sostenere apparati militari mentre migliaia di studenti siciliani scrivono con le mani gelate, seguono lezioni in aule a 10–13 gradi e si ammalano perché lo Stato non garantisce nemmeno il rispetto delle temperature minime previste dalla legge.

Investire nella scuola significa investire nel futuro

Il messaggio che arriva dalle scuole è chiaro: una società che investe più nella guerra che nell’istruzione rinuncia al proprio futuro. Mentre si parla di sicurezza internazionale, gli studenti chiedono sicurezza nelle aule; mentre si finanziano conflitti, loro rivendicano il diritto a un termosifone funzionante.

Basta emergenze normalizzate

Quella che dovrebbe essere un’eccezione è diventata la regola. In Sicilia l’emergenza freddo nelle scuole è ormai una prassi. Le richieste sono precise: interventi immediati, soluzioni strutturali, programmazione seria e investimenti reali nell’istruzione.

Perché nessun diritto allo studio può essere esercitato tremando dal freddo.
E perché il Paese è chiamato a scegliere cosa vuole davvero proteggere: le armi o i suoi studenti.

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