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Sea Watch 5, il tribunale di Catania sospende il fermo: nuovo scontro tra governo e magistrati

Pubblicato il 19 Febbraio 2026

Il provvedimento del tribunale di Catania

Quarta giornata consecutiva di tensione tra maggioranza e magistratura. L’appello al rispetto reciproco tra istituzioni lanciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella resta sullo sfondo, mentre si riaccende lo scontro.

Il tribunale di Catania ha disposto la sospensione del fermo amministrativo – con relativa sanzione – della nave Sea Watch 5, imposto lo scorso 25 gennaio. Si tratta di un provvedimento cautelare in attesa del giudizio di merito, la cui udienza è fissata per il 2 marzo.

A comunicarlo è stata la stessa ong tedesca Sea-Watch, che ha annunciato l’intenzione di tornare presto in mare: “Presto torneremo nel Mediterraneo per supportare le persone in transito”.

La decisione del tribunale riguarda il salvataggio di 18 migranti effettuato il 25 gennaio e la successiva assegnazione di Catania come porto sicuro. Nel decreto di fissazione dell’udienza, il giudice osserva che, pur essendo scaduto il termine del fermo amministrativo, permane un possibile pregiudizio legato all’eventuale aggravamento delle sanzioni in caso di reiterazione della violazione.

La reazione politica: la Lega attacca

La sospensione del fermo ha provocato una reazione immediata da parte della Lega, che parla di “ennesima provocazione della magistratura”.

In un messaggio pubblicato sui social, il partito denuncia “continue provocazioni di alcuni giudici a favore di Ong straniere che trasportano clandestini”, invitando a votare Sì – riferimento alla consultazione elettorale – come “dovere morale”.

Uno scontro che si allarga

Il nuovo episodio si inserisce in un clima già teso. Solo poche ore prima, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva criticato i magistrati di Palermo per la vicenda legata alla Sea-Watch 3, in riferimento ai fatti del 2019 quando la nave forzò il blocco a Lampedusa per consentire lo sbarco di 42 migranti.

Nei giorni precedenti, la premier aveva già contestato altre decisioni giudiziarie considerate ostacoli alla linea del governo sull’immigrazione. Il caso si aggiunge inoltre alle tensioni tra il ministro della Giustizia e il Consiglio superiore della magistratura.

Il risultato è un clima di conflitto istituzionale che, giorno dopo giorno, sembra destinato ad aggravarsi, alimentando un duello sempre più acceso tra potere politico e potere giudiziario.

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