Pubblicato il 22 Luglio 2025
Il disegno di legge passa con 106 voti favorevoli, ora torna alla Camera
Il Senato ha dato il via libera al disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, segnando un passaggio cruciale nella riforma del sistema giudiziario italiano. I voti favorevoli sono stati 106, mentre 61 sono stati i contrari e 11 gli astenuti.
Chi ha votato cosa: la mappa politica
A sostenere il provvedimento sono state le forze di maggioranza – Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega – con il supporto anche di Azione. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle hanno votato contro, mentre Italia Viva ha scelto l’astensione.
Il disegno di legge era stato già approvato dalla Camera a gennaio, in quella che è la prima delle quattro letture previste per una riforma costituzionale. Ora il testo dovrà affrontare altri due passaggi parlamentari: uno di nuovo alla Camera e uno al Senato, non prima di tre mesi dal voto odierno.
Per evitare il referendum confermativo, la riforma dovrà essere approvata con il quorum dei due terzi in entrambe le Camere. In caso contrario, sarà necessario il voto popolare, verosimilmente nella primavera del 2026.
Il M5S insorge: “Falcone e Borsellino non usati in modo improprio”
Dopo l’approvazione in Aula, il Movimento 5 Stelle ha inscenato una protesta esponendo cartelli contro la legge. Gli esponenti pentastellati hanno criticato duramente la maggioranza per aver evocato i nomi di Falcone e Borsellino, considerandolo un uso strumentale e offensivo della memoria dei due magistrati antimafia.
Secondo i Cinquestelle, la separazione delle carriere non è ispirata ai valori della giustizia, bensì sarebbe in linea con i progetti di Licio Gelli e Silvio Berlusconi. I senatori del PD hanno invece scelto una forma simbolica di dissenso, mostrando in Aula una copia capovolta della Costituzione.
Verso la prossima tappa: Camera e poi (forse) referendum
Il cammino della riforma è ancora lungo. Il ritorno alla Camera rappresenta il prossimo snodo fondamentale, seguito da un eventuale secondo passaggio al Senato. Il dibattito si preannuncia acceso, e l’ipotesi di un referendum costituzionale sembra sempre più concreta.

