Pubblicato il 20 Marzo 2025
Un rito che celebra il rinnovamento
Il falò di San Giuseppe è un’usanza che trova origine nei riti pagani di purificazione e rinnovamento. Con l’arrivo della primavera, le comunità contadine accendevano grandi fuochi per bruciare i residui dell’inverno e propiziare la fertilità della terra. La Chiesa ha poi assimilato questa tradizione, associandola alla celebrazione del Santo, padre putativo di Gesù e simbolo di protezione e laboriosità.
Secondo la leggenda, i falò sarebbero un omaggio alla fuga della Sacra Famiglia in Egitto: accendendo i fuochi, i fedeli avrebbero voluto riscaldare il cammino di Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù.
Le celebrazioni in Italia
Questa tradizione è particolarmente sentita in Sicilia, Puglia, Lazio, Campania e Molise, dove i falò assumono nomi diversi a seconda della località:
Nel Lazio e in Molise, i falò sono accompagnati da degustazioni di prodotti tipici, tra cui la celebre zeppola di San Giuseppe.
Anche a Sezze la tradizione si è rinnovata. Tanti i fuochi accesi in varie parti del paese, soprattutto nella zona di Suso. Particolarmente suggestivo il fuoco accesso in via Quarto La Macchia proprio nelle vicinanza della cappella sotto la quale è custodita l’effigie scultorea della Madonna della Valle.
Il significato simbolico del fuoco
Oltre all’aspetto religioso e sociale, il falò di San Giuseppe porta con sé un forte valore simbolico. Il fuoco rappresenta la purificazione, il rinnovamento e la luce che sconfigge le tenebre. In molte culture, bruciare oggetti vecchi nel falò è un gesto per lasciarsi alle spalle il passato e guardare con speranza al futuro.

