Pubblicato il 12 Dicembre 2025
Il WWF chiede all’Ars un aumento delle risorse e l’apertura di nuove strutture
Palermo, 12/12/2025. Nella Legge di stabilità attualmente in discussione all’Assemblea regionale siciliana, l’articolo 26 introduce un apposito capitolo di spesa destinato alla gestione dei centri di recupero e soccorso della fauna selvatica. Per il quadriennio 2025-2028 sono stanziati 70.000 euro l’anno, una cifra ritenuta estremamente limitata rispetto alle necessità reali.
Queste strutture – veri e propri “ospedali” per animali selvatici feriti o in difficoltà – sono state istituite dalla Regione nel 1997 con la legge n. 33. Qui operano veterinari e personale specializzato che si occupano di curare falchi colpiti dal bracconaggio, ricci investiti, pulcini caduti dai nidi, tartarughe marine ferite da ami e lenze e molti altri animali in pericolo.
Al momento in Sicilia sono attivi soltanto tre centri: quello regionale di Ficuzza (Palermo) e due provinciali ad Agrigento e Messina. Intere aree dell’isola – Caltanissetta, Enna, Ragusa, Sirusa, Trapani e la Città metropolitana di Catania – risultano completamente prive di questo servizio, con conseguenze negative sulla tutela della fauna e forti disagi per i cittadini che rinvengono animali feriti.
L’appello del WWF: “Risorse del tutto insufficienti”
In una nota indirizzata al Presidente dell’Ars, al Presidente della Commissione Bilancio, ai Capigruppo parlamentari, al Presidente della Regione e agli Assessori competenti, il WWF Sicilia chiede un rafforzamento della dotazione finanziaria.
Secondo l’associazione, i fondi previsti «non bastano nemmeno a sostenere l’attività ordinaria dei tre Centri esistenti, né a dare avvio alla creazione di nuovi punti di primo soccorso nelle province attualmente scoperte». La legge 33/1997 prevedeva infatti l’attivazione di un centro in ognuna delle nove province, oltre a strutture di primo intervento distribuite sul territorio.
Una situazione divenuta critica
«Dopo 28 anni dall’approvazione della legge, ci troviamo di fronte a una grave carenza di strutture» afferma Pietro Ciulla, Delegato del WWF Italia per la Sicilia. Nel 2024 l’associazione aveva già segnalato alla Regione l’emergenza: ogni anno, soprattutto tra primavera ed estate, il caldo, la siccità e gli effetti del cambiamento climatico, uniti al periodo di nidificazione, determinano un aumento esponenziale delle richieste di soccorso da parte di cittadini e istituzioni.
A peggiorare la situazione c’è la cronica saturazione del Centro regionale, costretto a gestire centinaia di animali provenienti da tutte le province siciliane.
La richiesta: triplicare i fondi
«Rivolgiamo un appello a tutti i deputati dell’Ars» aggiunge Ennio Bonfanti, responsabile fauna del WWF Sicilia. L’associazione chiede di triplicare le risorse previste nella finanziaria, sfruttando la favorevole congiuntura economica che sta garantendo maggiore disponibilità di fondi per la manovra regionale. Una scelta che permetterebbe sia di potenziare i CRFS esistenti, sia di favorire l’apertura di nuovi centri di primo soccorso.
Un obbligo anche costituzionale
Il WWF ricorda inoltre che la revisione degli articoli 9 e 41 della Costituzione (legge cost. 1/2022) ha riconosciuto tra i valori fondamentali dello Stato la tutela del benessere animale, dell’ambiente, degli ecosistemi e della biodiversità. In questa prospettiva, la salvaguardia degli animali e l’efficienza delle strutture dedicate alla loro cura devono trovare concreta attuazione nella finanziaria regionale oggi al vaglio dell’Ars.

